«Ateneo, crollo evitabile la sicurezza non è garantita»

PESCARA. «All'università D’Annunzio crollano i muri. Contrariamente al significato socio-politico del titolo, nell’ateneo i muri crollano davvero». Polemiche dopo il crollo nella facoltà di Lingue...
PESCARA. «All'università D’Annunzio crollano i muri. Contrariamente al significato socio-politico del titolo, nell’ateneo i muri crollano davvero». Polemiche dopo il crollo nella facoltà di Lingue dell’università. Flc Cgil (Maria Agnifili e Maria Lidia De Biasi), Cisl-Univ (Gianluca Di Sante) e Uil-Rua (Valentino Barattucci), le Rsu dell’ateneo, sottolineano come i muri crollino «in testa a docenti, Cel, tecnici amministrativi e studenti e cioè alla comunità che vive e lavora in ateneo e che avrebbe il diritto di farlo in serenità e sicurezza. Quanto siamo distanti da questi fattori di semplice civiltà, di buona gestione e organizzazione».
I sindacati, nell’esprimere «la totale solidarietà alla collega Jana Walther, esperta linguistica di tedesco, colpita duramente nell’incidente di venerdì», mettono in evidenza come «la serenità è preclusa a metà dell'ateneo, essendo messo in discussione il proprio trattamento economico e in alcuni casi persino il posto di lavoro. La sicurezza, che pure dovrebbe essere garantita col rispetto della "mappatura del rischio", latita e alimenta la cronaca cittadina per le inaccettabili conseguenze della superficialità e l'incuria con cui sono stati affidati lavori di assetto strutturale dei locali. C'è un'inchiesta in corso e ci affidiamo ai risultati della magistratura competente che dovrà accertare le specifiche responsabilità». Le Rsu non intendono anticipare giudizi «però ci chiediamo: come si può spacciare per "premura" di sicurezza l'impianto di videosorveglianza interna, quando i muri cadono in testa alle persone "videosorvegliate"? La sensazione prevalente è lo sconforto, ma non possiamo permetterci di fermarci a piangere sulle nostre disgrazie, visto che tante cose, compresi i crolli, avrebbero potuto non accadere se solo avessimo un’amministrazione meno asburgica e autoritaria e più attenta a dialogare».

