Attentato a Sebastiani perquisizioni a tappeto

14 Febbraio 2017

Le auto incendiate sotto casa, la Digos a caccia di “botti” compatibili con il rogo di una settimana fa. Si assottiglia l’elenco dei sospettati: all’esame il fotogramma di un volto

PESCARA. Perquisizioni domiciliari a tappeto a caccia di “botti”, colloqui informali e una lista di sospettati su cui lavorare. Sono giorni caldi per gli investigatori della Digos diretti da Leila Di Giulio che dalla notte dell’attentato incendiario ai danni del presidente del Pescara Daniele Sebastiani (tra il 6 e il 7 febbraio) non stanno lasciando intentata alcuna pista. Pur concentrandosi sul composito mondo della tifoseria. Un mondo fatto di anime diverse e per questo difficile da penetrare. Dove se da una parte ci sono i gruppi organizzati ben conosciuti dalle forze dell’ordine, e comunque abituati ai confronti faccia a faccia, con la dirigenza e nelle contestazioni che pure non sono mancate in queste settimane; dall’altra c’è un sottobosco difficile da decifrare. Un ambiente che solo sulla carta rientra in quello della tifoseria, tante sono le facce che lo compongono.

E che potrebbero essere ricollegate, anche senza avere nulla a che fare con il tifo, con ambiti riconducibili all’attività professionale di Sebastiani. Comunque aspetti che si fanno ombra a vicenda e che rendono ulteriormente difficile il lavoro degli investigatori che dalla loro, però, sembrano avere fotogrammi importanti di quella notte e di quell’attentato. Fotogrammi registrati dalle telecamere a circuito chiuso della palazzina di viale della Riviera, all’angolo con via Toti, dai quali sarebbero emerse almeno quattro sagome. E i connotati, parziali e sgranati, di un volto. È proprio su questo che stanno lavorando i poliziotti impegnati in un lavoro lungo e certosino, fatto di incroci, verifiche e riscontri.

[[(standard.Article) Attentato a Sebastiani, ore contate per i piromani

Ma le immagini riprese dalle telecamere, e nella zona ce ne sono tante, rappresentano solo una parte del lavoro investigativo coordinato dalla pm Mirvana Di Serio. C’è poi, ed è l’aspetto più delicato, il lavoro di intelligence che stanno portando avanti gli uomini della Digos. Fatto di contatti e rapporti di fiducia costruiti in tanti anni a lavorare negli stadi e tra la tifoseria, in un ambiente dove il codice esiste ancora ed è ferreo: chi tradisce è un infame, e come tale va trattato. Anche per questo è un’indagine difficile, dove diventa complicato verificare anche la prima pista imboccata: quella che porterebbe, grazie a quella faccia sgranata ripresa dalle telecamere, a un gruppo di ragazzetti. Ma se una settimana fa le indagini sembravano aver ingranato subito la quarta, negli ultimi giorni sembrano aver subito un brusco rallentamento. E allora le cose sono due: o gli investigatori sono molto, molto vicini alla soluzione oppure se ne se sono drasticamente allontanati. (s.d.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA