«Attenti al web e alla dipendenza da social»

Cerbo, direttore di Neuropsichiatria infantile: Covid e futuro incerto hanno reso i giovani vulnerabili
PESCARA. In base ai dati snocciolati dal direttore di Neuropsichiatria infantile e del dipartimento per la Salute mentale della Asl Renato Cerbo, circa il 70% dei disturbi mentali esordisce tra i 14 e i 25 anni.
Quanto ha influito la pandemia sull’aumento dei disagi psichici?
«I dati sono in aumento progressivo: negli ultimi vent’anni siamo partiti da valori del 5-10% per arrivare oggi al 20-25% degli adolescenti che manifesta disturbi lievi, medi e gravi. Il trend decennale con la pandemia è esploso: casi come il ritiro sociale, il cutting, ossia il tagliarsi non suicidario, ansia e depressione sono legati al lockdown ma anche all’impossibilità di vivere questo periodo della vita in maniera spensierata, sviluppando socialità e facendo attività sportive».
Quali sono gli altri fattori di rischio?
«La mancanza di speranza tra i giovani, legata sia all’incertezza del futuro che la pandemia ha lasciato in tutti noi ma anche alla guerra o ai cambiamenti climatici. Gli adolescenti oggi sono senza direzione e tutto questo si traduce in un’incidenza altissima dei problemi di salute mentale. Oggi l’Organizzazione mondiale della sanità dice che nel 2050 il 40% della popolazione sarà affetta da ansia, depressione o disturbi psicotici».
Quanto influisce l’attaccamento ai social e alla tecnologia in generale?
«I social trasferiscono un’informazione e una cultura deviante perché basata sul successo, sull’apparenza, non sulla condivisione e sull’amicizia reale. Ma oltre a questi aspetti fatui, sviluppano anche delle vere e proprie dipendenze che, a livello biologico, sono assimilabili a quelle da sostanze perché modificano la struttura del cervello, creano ansia nel momento in cui se ne sospende l’utilizzo e invertono il ritmo sonno-veglia. La riduzione del sonno, specie tra gli adolescenti, è collegata all’insorgere di tutte le malattie psichiatriche: quando si dorme il cervello riposa, riorganizza i collegamenti ed esclude informazioni e stimoli inutili. In mancanza di ciò si verificano cali dell’attenzione, specie a scuola, e della memoria, entrando in circoli viziosi che portano a stati di ansia e depressione».
Quali campanelli d’allarme i genitori non dovrebbero sottovalutare?
«Tra i prodromi, ossia i precursori dei disturbi mentali, ci sono i cambiamenti negli stili di vita come saltare la scuola, studiare di meno, uscire poco con i compagni, l’uso eccessivo di internet, l’attenzione costante alla dieta. Molte somatizzazioni come mal di pancia o mal di testa sono l’espressione del disagio attraverso il corpo: la metà dei disturbi fisici lamentati dagli adolescenti è di natura psicosomatica. Sono segnali non visibili che spesso cogliamo dopo anni. La ricerca dimostra che per le malattie mentali c’è una lunga stadiazione, con una diagnosi che arriva due o sette anni dopo il manifestarsi dei primi sintomi».
E le istituzioni cosa possono fare?
«Diagnosi e intervento precoce sono la vera sfida del futuro se vogliamo ridurre l’enorme e crescente numero dei disturbi psichiatrici, oggi destinati a essere la prima causa di malattia e tra le prime di morte. È importante potenziare i dipartimenti di salute mentale e investire in formazione del personale». (y.g.)
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