«Attenti, le mafie cercano territori vergini»

In Comune la lezione agli studenti di Maresca, il magistrato che catturò Zagaria, il boss dei Casalesi
PESCARA. «Dalle infiltrazioni criminali in territori considerati vergini, come Pescara, ci si difende evitando di pensare che si tratta di isole felici. Lo diciamo da tempo, tristemente lo verifichiamo quando delle realtà si svegliano all’improvviso e scoprono di essere profondamente infiltrate». Così il magistrato Catello Maresca, che nel 2011 catturò il boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria, arrivato in città per la presentazione del suo libro “Lo Stato vince sempre – Quando capisce e vuole”, cerca di fare chiarezza sull’inevitabile penetrazione di affari illeciti anche in luoghi apparentemente lontani dalle logiche criminali delle mafie.
In riferimento alle indagini condotte dalla polizia locale di Pescara sulla bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio, dice: «La camorra, la criminalità organizzata, le mafie, cercano proprio territori vergini, dove è più semplice portare avanti le dinamiche mafiose, che tra l’altro oggi sono molto più complesse di qualche anno fa. Passano attraverso mercati internazionali, viaggiano sul web, investono. Ormai la mafia tradizionale non esiste più. Vi sono la mafia tecnologica, la mafia finanziaria, che possono attecchire proprio lì dove non c’è piena consapevolezza». Di qui anche la difficoltà, per i più giovani, di riuscire a distinguere il bene dal male.
Maresca, sostituto procuratore della direzione distrettuale Antimafia dal 2007 al 2018, sotto scorta dal 2008, prova a raccontare la verità agli studenti del liceo classico, dello scientifico Galilei e dell’Istituto Acerbo, che ieri hanno partecipato all’incontro organizzato dal Comune in sala consiliare. Prova a far capire cosa è accaduto nel recente passato e cosa ha rappresentato il male, anche «perché siamo chiamati a combattere una disinformazione diffusa, che arriva attraverso fiction, social. Quasi mai i boss o comunque i personaggi della malavita vengono proposti come modelli negativi», precisa. «Svelare le loro personalità è importante», aggiunge. «Spesso si crea una mitologia criminale, che non corrisponde alla realtà. Anch’io, quando ho catturato Zagaria, sono rimasto un po’ deluso. Immaginavo un uomo più forte, più sicuro, e invece l’ho trovato vuoto. In fondo i boss sono come delle sagome di cartone, rese più visibili da chi ha voluto dipingerle in un certo modo. Quando gli uomini dello Stato li prendono, hanno lo stesso effetto di una pioggia che sbiadisce i loro colori».
Nel corso dell'incontro di ieri è stato anche proiettato un video che ripercorre le tappe più importanti della cattura di Zagaria, nascosto in un bunker. Lì, dopo sedici anni di latitanza, è stato lo stesso boss a dire a Maresca: «Lo Stato vince sempre... lo so». Ad accogliere il magistrato in sala consiliare c’erano, oltre al sindaco Carlo Masci, il procuratore Giuseppe Bellelli, che si è soffermato sulla «necessità, da parte delle istituzioni, di capire e analizzare bene quello che accade in determinate circostanze all’interno dei territori di riferimento», e del questore Carlo Solimene.

