Attesa per la decisione del giudice

Giovedì, a sei anni dalla slavina di Farindola, il verdetto a carico dei 30 imputati
PESCARA . Sei anni fa la tragedia da 29 morti a causa di una valanga dalle proporzioni eccezionali, qualcosa come 120mila tonnellate di neve, alberi sradicati e rocce che si è abbattuta sul resort di Farindola e l’ha spazzato via come se fosse una capanna. Era il 18 gennaio del 2017, erano quasi le ore 17, quando l’hotel Rigopiano, simbolo del turismo montano abruzzese frequentato anche dai vip, è collassato su se stesso. Adesso, mancano soltanto due giorni alla sentenza: giovedì, il giudice Gianluca Sarandrea deciderà e dirà chi ha sbagliato.
Sono 30 gli imputati, ognuno con il suo presunto carico di responsabilità: la procura ha chiesto 150 anni di carcere per gli imputati, accusati a vario titolo di disastro colposo, lesioni colpose e una lunga sfilza di abusi. La pena più alta, 12 anni, è stata chiesta per l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo; 11 anni e 4 mesi sono stati chiesti per il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta; 6 anni per l’ex presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco.
Durante l’ultima udienza, ha preso la parola il procuratore Giuseppe Bellelli: «La Repubblica siamo tutti noi», ha detto, «chiediamo una sentenza che in nome della Costituzione e del Popolo Italiano affermi il modello di amministratore pubblico che aveva il dovere di prevedere la valanga ed evitare la tragedia, se diremo che non si poteva prevedere e che nessuno è colpevole, ci saremmo assolti un pò tutti ma saremmo tutti coinvolti in questa tragedia».
Indagare sui fatti di Rigopiano è stata una responsabilità sulle spalle della procura, non un atto dovuto ma un atto di rispetto alla memoria dei morti. Così la pm Anna Benigni, al fianco del pm Andrea Papalia, aveva aperto la requisitoria mostrando i volti di tutte le vittime: «Il dolore che tutti hanno provato di fronte a questa tragedia è stato il motore di questo ufficio, e a questo dolore vogliamo dare una risposta».

