Atti sessuali su una studentessa: professoressa rischia il processo

Insegnante denunciata dai genitori della ragazzina, dopo aver letto lo scambio di messaggi tra le due All’epoca dei fatti, la minore non aveva ancora compiuto 16 anni. La prof, 30 anni: scappiamo insieme
PESCARA. Sarà il giudice per l’udienza preliminare a stabilire se una insegnante di educazione fisica di oltre trent’anni dovrà finire o meno sotto processo per atti sessuali nei confronti di una sua allieva minorenne.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dal pm Giuliana Rana, che accusa la donna di essersi «lasciata andare ad effusioni sentimentali con l’allieva... con una minorenne che non aveva compiuto i sedici anni». Minore che le era stata «affidata per ragioni di istruzione e custodia».
Una storia scoperta dai genitori della ragazza che, da qualche tempo, avevano notato un comportamento diverso da parte della figlia, tanto da indurli a eseguire maggiori controlli sui suoi spostamenti quotidiani e sulle sue frequentazioni. Sospetti resi ancora più forti dal fatto che la ragazza teneva gelosamente custodito il suo cellulare, senza permettere a nessuno di poterlo visionare. Ed è proprio da quel cellulare, sequestrato dai genitori in una occasione sospetta che è venuta fuori la storia tra la ragazzina non ancora sedicenne e la sua insegnante. Quest’ultima era stata notata dai genitori della minore, anche perché veniva spesso a prenderla o a riaccompagnarla a casa in macchina dopo gli allenamenti (l'insegnante svolgeva, al di fuori della scuola, anche allenamenti in una disciplina alla quale la ragazzina si era improvvisamente avvicinata, abbandonando un’altra attività sportiva che seguiva da quando era piccolissima). E spulciando tra le chat della figlia sul cellulare, i genitori hanno fatto l’inquietante scoperta.
Messaggi piuttosto eloquenti sul loro rapporto e che mostravano l’innamoramento della giovane studentessa con la sua insegnante. Messaggi che venivano scambiati soprattutto dopo la mezzanotte, quando i genitori andavano a dormire. «Sei l'unico motivo per cui io sono ancora qui credimi», dice la ragazza all’insegnante, «sennò già sarei scappata lontano senza dare conto a nessuno». E l’indagata le risponde: «Scappiamo insieme». E ancora: «Ma puoi parlare?», chiede l’insegnante. E la ragazza: «No, tra 5 minuti ti chiamo io. Aspetto che mamma si metta a dormire». E di rimando l'insegnante: «Tra poco passo sotto casa tua», e la ragazza risponde: «Quanto ti manca»; «Poco»; «Aspe mo alzo la finestra»; «Ci sono quasi», «Ehi amore»; «Ti vedo», risponde la ragazza. E poi dichiarazioni d’amore da parte dell’indagata sempre via messaggi. «Non vedo l’ora che arrivi domani», le scrive la studentessa, «così ho l’onore di subire violenza da....la prof più bona della scuola nonché la mia donna». Messaggi che hanno sconvolto i genitori che hanno presentato subito denuncia dopo essersi confrontati con il dirigente della scuola, consegnando alla polizia il cellulare della figlia. Il pm ha svolto una serie di accurati accertamenti e sentito alcuni testimoni, oltre ad aver effettuato un incidente probatorio protetto per ascoltare la ragazza. Durante la fase delle indagini, condotte dalla polizia di Stato, la procura ha anche affidato una consulenza tecnica a un esperto informatico per esaminare tutto ciò che conteneva quel cellulare riguardo a quel rapporto amoroso, e ha anche affidato una consulenza tecnica a una psicologa per avere un quadro completo della situazione. Adesso la vicenda è approdata dal gup che dovrà decidere sulla richiesta di processo avanzata dalla procura.
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