Attiva, “campeggio” davanti al Comune

10 Gennaio 2016

Gazebo e tenda dei precari in piazza Italia. La rabbia delle mogli: abbiamo figli, mutui e bollette

PESCARA. Una sorta di tendopoli, davanti al municipio, come memento per l’amministrazione comunale. Da ieri mattina, infatti, in piazza Italia, gli ex lavoratori interinali di Attiva, l’azienda che gestisce la nettezza urbana in città, hanno montato un gazebo e una piccola tenda, proprio di fronte a palazzo di città. Insomma, si sono accampati a tempo indeterminato, quell’identico senza fine che chiedono come modalità contrattuale, fino a quando dalla giunta comunale non arriverà una soluzione che ponga fine alla vicenda.

Gli ex lavoratori interinali di Attiva, infatti, così come è già accaduto per uno di loro grazie a una sentenza del tribunale di Pescara, chiedono che i contratti a tempo determinato con i quali per anni hanno prestato la loro attività lavorativa nell'azienda, si trasformino in contratti a tempo indeterminato. Un braccio di ferro, tra gli ex lavoratori interinali, da un lato, e l’amministrazione comunale e Attiva, dall’altro, il quale si è acuito dopo il concorso pubblico bandito da Attiva, attraverso il quale sono stati reclutati 47 operatori ecologici, di cui solo 14 ex interinali.

Non solo. Gli avvocati Fabio Di Paolo e Carlo Alfani nei giorni scorsi hanno anche annunciato che porteranno avanti, da un punto di vista giudiziario, le istanze di circa una settantina di ex lavoratori interinali, visto anche che i due tavoli tecnici tra le parti convocati in Comune non sono risultati soddisfacenti per gli ex lavoratori interinali. E da ieri, una nuova forma di protesta, tramutatasi nel “campeggio” h24 allestito in piazza Italia.

Già, poiché gli operatori ecologici in attesa di un posto fisso, si sono attrezzati con brandine, fornelli, tavolini, stufe e sacchi a pelo, per rimanere anche di notte in presidio. E per questo, ha fatto sapere il portavoce, Manolo Da Silva, «lunedì prossimo chiederemo anche l’installazione di un gabinetto chimico».

Ieri mattina sono state decine gli ex netturbini precari che si sono avvicendati sul presidio permanente, i quali, con un turn over, si daranno il cambio per garantire una presenza nutrita nel camping improvvisato.

Ma ieri, a dar voce all’esasperazione, sono state soprattutto le mogli dei lavoratori ora disoccupati. Come Samanta Consorte, presente al presidio. «Mio marito ha lavorato dal 2009 al 2015. Ma ora non sta lavorando», sottolinea Consorte, «e oltre a tre figli da crescere, abbiamo anche un mutuo da pagare per la casa, che ora stiamo versando grazie all’aiuto dei nostri genitori».

«Gli assistenti sociali, invece», continua, «ci stanno pagando le bollette. Ma poi ci sono i pannolini da comprare e tutto il resto, tant’è che, per risparmiare, andiamo a pranzo dai nostri genitori. Come si fa ad andare avanti con l’indennità di disoccupazione, che tra l’altro poi finirà?».

Lo stesso si ascolta da un’altra moglie, Alessandra Costantini. «Io lavoro e quindi ora uno stipendio sta entrando», racconta. «Ma abbiamo una figlia e senza il lavoro di mio marito», precisa, «la situazione del bilancio familiare è peggiorata. Adesso dobbiamo fare delle rinunce. Comunque, al di là del fatto che siano i nostri mariti, questi lavoratori li avremmo appoggiati lo stesso».

Idem da Sara Di Michele, un’altra consorte di uno degli ex lavoratori precari di Attiva. «Le cose vanno male», dice. «Abbiamo tre figli, un affitto e le bollette da pagare. E non si arriva a fine mese», conclude. Presidio a oltranza, dunque, con un corteo annunciato per la settimana prossima.

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