Auditorium e centro di ricerca «L’ex Cofa risorge con l’Ateneo»

31 Marzo 2022

Il rettore Caputi illustra il polo dell’innovazione che la d’Annunzio realizzerà nella zona in abbandono «Dovrà essere pronto entro il 2026, a disposizione del territorio». L’ok del Ministero atteso a maggio

PESCARA. Entro il 2026 l’area dell’ex Cofa, da oltre 17 anni in abbandono, potrebbe cambiare totalmente volto, diventando un centro di ricerca, un polo dell’innovazione e culturale, così come previsto nel progetto “Eassitech” (Ecosistema dell’Adriatico per la sostenibilità, salute, clima e innovazione tecnologica). Progetto con cui più enti insieme, a cominciare dall’università Gabriele d’Annunzio, che è il soggetto proponente, hanno deciso di partecipare al bando “Ecosistemi per l'innovazione al Sud in contesti urbani marginalizzati”, promosso dall'Agenzia per la coesione territoriale. L’obiettivo di tutti: recuperare e rilanciare quell’area, facendone un punto di riferimento non solo per la città, ma per l’intero territorio. La prima fase, quella di selezione delle proposte, è stata superata positivamente, mentre qualche giorno fa il progetto preliminare economico è stato portato all’attenzione del Senato accademico e del Consiglio d’amministrazione dell’Università, che si occuperà della gestione del centro. Ora si aspetta soltanto la risposta del ministero per il Sud e la Coesione territoriale che arriverà fra poco più di un mese, a maggio.
«È una iniziativa», spiega il rettore Sergio Caputi, «che parte dal Comune di Pescara e vede insieme più partner, a cominciare dalla Regione proprietaria dei terreni. Sono coinvolte, inoltre, Confindustria Chieti-Pescara, Camera di Commercio Chieti-Pescara, Consorzio Ab.Side, FraunhoferItalia, Fondazione Ud'A, Università Politecnica delle Marche. Quello che abbiamo in mente», tiene a precisare Caputi, «non è una espansione dell’Università, la cui sede resta in viale Pindaro. Ciò che si mira a creare in quell’area, oggi abbandonata, è un contenitore polifunzionale aperto alla città, una infrastruttura in cui l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo siano al servizio di tutta la collettività. Ci sarà un auditorium a disposizione del territorio e poi ci saranno dei laboratori scientifici e di ricerca, non solo dell’ateneo. Gli elementi cardine saranno la sostenibilità e le ricerche sulla mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. La prima fase», ribadisce Caputi, «è passata, ora aspettiamo la risposta del ministero. Se ci diranno che possiamo andare avanti, come ci auguriamo tutti, ci si dovrà mettere subito a lavoro. Entro il 2026 dovrà infatti essere tutto pronto e ci sono una serie di tappe da rispettare, fra bandi, progetto definitivo e affidamento dei lavori. La gestione sarà dell’Università, ma, ripeto, sarà un incubatore di più soggetti insieme».
Così come indicato nella delibera con cui Comune e Regione hanno aderito al protocollo d’intesa, «l’intervento di riqualificazione avrà il compito di trasmettere un messaggio molto chiaro: far sorgere da una struttura abbandonata, l’infrastruttura più all’avanguardia del territorio in cui potranno concretizzarsi le idee di tanti giovani laureati».