Aumenta la distanza tra popolo ed eletti

18 Settembre 2020

PESCARA. Una delle ragioni principali di chi sostiene il “no” è che con il taglio dei seggi aumenterebbe il numero di abitanti per ogni parlamentare, aumentando la distanza tra popolazione e...

PESCARA. Una delle ragioni principali di chi sostiene il “no” è che con il taglio dei seggi aumenterebbe il numero di abitanti per ogni parlamentare, aumentando la distanza tra popolazione e rappresentanti.
I COSTI
Secondo l’Osservatorio dei Conti pubblici italiani, diretto da Carlo Cottarelli, il risparmio netto generato dalla riforma sarebbe solo 82 milioni all’anno: 53 alla Camera e 29 al Senato, che diventerebbero 57 milioni annui, se si considerano gli stipendi netti.
LA RAPPRESENTATIVITÀ
Attualmente in Italia ciascun deputato rappresenta 96.006 cittadini. Dopo la riforma ne dovrebbe rappresentare 151.210, mentre ciascun senatore passerebbe da un bacino di 188.424 cittadini a 302.420. Una diminuzione della rappresentatività che potrebbe essere un pericolo per la democrazia anche riguardo alla rappresentanza territoriale: alcune regioni come l’Umbria e la Basilicata per esempio subirebbero un taglio del 57 per cento dei seggi.
I GRUPPI PARLAMENTARI
Tra le ragioni del no, quella per cui meno parlamentari si tradurrebbe in più potere per i leader dei partiti nel controllare i gruppi parlamentari, che saranno più piccoli e con meno possibilità di voci dissonanti al loro interno.
Il taglio lineare dei parlamentari, non accompagnato da altre riforme costituzionali paralizzerebbe l’attività del Parlamento: il lavoro sarebbe distribuito su meno persone.
Inoltre, il fronte del no critica la riforma come demagogica e populista, e l’accusa di far leva sul sentimento di antipolitica diffuso tra i cittadini.
COSÌ I PARTITI
Nettamente schierati per il “No” sia il partito +Europa, secondo cui con una vittoria del “sì” la Costituzione rimarrebbe mutilata, sia Azione, che vorrebbe una riforma più complessa rispetto al semplice taglio dei parlamentari.
Tra gli altri partiti schierati apertamente contro la riforma costituzionale anche Sinistra Italiana, Volt Europa, Maie, Unione di Centro, Partito Socialista Italiano, Europa Verde, Vox Italia e Centro Democratico. (s.d.n.)