Aumenti delle mense scolastiche: i genitori preparano la protesta

Scoppia la rivolta contro il Comune per gli incrementi delle tariffe che scatteranno dal primo gennaio Il presidente della commissione Capodilupo: «L’ente torni subito indietro o scenderemo in piazza»
PESCARA. Dopo il centrosinistra, ora sono i genitori a protestare contro gli aumenti delle mense scolastiche comunali che scatteranno a partire dal prossimo primo gennaio. Ieri, il presidente della Commissione mensa cittadina Giuseppe Capodilupo, in rappresentanza delle 3.500 famiglie che usufruiscono del servizio di refezione scolastica per i loro figli, ha invitato l’amministrazione comunale a fare marcia indietro sui prezzi dei pasti quasi raddoppiati. In caso contrario, partiranno le proteste.
Insomma, la situazione si fa sempre più incandescente, nonostante il vice sindaco e assessore all’istruzione Gianni Santilli abbia tenuto due settimane fa una conferenza stampa per spiegare che i ritocchi alle tariffe, a suo dire, si tradurranno in un aumento di un euro a pasto. La sua speranza era quella di mettere a tacere le contestazioni avanzate dal centrosinistra, ma ora sono i genitori a scendere in campo contro la manovra del Comune che prevede aumenti per coprire il 100 per cento dei costi del servizio. Fino ad oggi, invece, la copertura con le tariffe arriva al 74 per cento e il resto della spesa viene sborsato dal Comune.
«Da un po’ di tempo a questa parte», ha detto Capodilupo, «si sta dibattendo molto intorno a questo argomento degli aumenti delle mense ed è motivo di battaglia politica tra opposizioni e giunta comunale. Noi, come organo rappresentante dei genitori, non siamo stati consultati prima che l’amministrazione comunale approvasse la delibera con la quale è stato deciso sia l’aumento della quota a carico dei genitori, sia di non farsi più carico della quota del 26 per cento del costo del pasto». «La Commissione mensa cittadina», ha affermato il presidente, «pur capendo i motivi economici dell’aumento del costo del pasto dovuto all’incremento delle materie prime e dell’energia, non condivide le ragioni che hanno portato l’amministrazione a non compartecipare più alla spesa per i pasti». «L’aumento in base all’indice Istat ci può stare», ha fatto presente Capodilupo, «ma la scelta politica scellerata è quella di far coincidere contestualmente il doppio aumento, per cui diventa un salasso soprattutto per le famiglie che non usufruiscono delle agevolazioni riservate ai redditi Isee più bassi e hanno due figli. Il Comune avrebbe potuto aumentare quest’anno di 0,92 euro il pasto e lasciare così com’è a loro quota di compartecipazione. A gennaio avrebbe potuto rivederla e decidere quanta spesa accollarsi. Il costo in più a carico dell’ente sarebbe di 150mila euro. Secondo me l’amministrazione non ha una visione politica, perché andare a rischiare 3.500 voti delle famiglie in campagna elettorale per 150mila euro è da sciagurati».
«Noi come genitori», ha aggiunto Capodilupo, «ora siamo sul piede di guerra e contrasteremo con ogni azione questi aumenti. Noi non guardiamo a destra o a sinistra, guardiamo a chi fa gli interessi dei genitori. Adesso, indirò una riunione della Commissione per lunedì 4 settembre in cui tratteremo le questioni degli aumenti e dell’attuale gestione della ditta incaricata, perché non siamo stati soddisfatti del modo in cui hanno terminato il precedente anno scolastico, forse perché erano già a conoscenza del fatto che avevano perso la gara per l’anno prossimo. Per questo, non appena ripartirà il servizio avvieremo dei controlli fino a quando non subentrerà la nuova impresa». «Dopodiché», ha avvertito il presidente, «organizzeremo di sicuro delle manifestazioni supportate dai genitori di tutti e dieci gli istituti comprensivi. Se ci saranno delle famiglie che vorranno ricorrere al pasto da casa noi gli daremo l’appoggio anche legale. Ciò significa che se dovessero diminuire gli iscritti alla mensa, la ditta non potrà più fare fronte al costo stabilito dal Comune e ci sarà un aumento che si dovrà accollare l’ente».

