Pescara

Aurora Rita, storia a lieto fine: prematura di 450 grammi rinata dopo 9 mesi in ospedale

20 Aprile 2026

La gioia dei genitori che giovedì l’hanno riportata a Città Sant’Angelo. «La sua vita era appesa a un filo, ringraziamo tutta la Neonatologia». (Nella foto, A destra, la piccola in braccio a un’operatrice con i genitori)

PESCARA. «La mia piccola è stata una guerriera, voleva vivere e ce l'ha fatta». Martina, 37 anni di Città Sant’Angelo, è mamma di due bambine nate premature. Diletta oggi ha 3 anni ed è nata a 35 settimane. Sta benissimo e ora coccola la sorellina, Aurora Rita, la seconda figlia di Martina Di Ludovico e Alessandro Pistelli, residenti al Piano della Cona, che ha visto la luce alle 17.47 del 28 luglio 2025 all’ospedale di Pescara. Pesava 480 grammi. Settimina e con tante problematiche respiratorie è stata ricoverata nel reparto di Neonatologia. Prima di tornare a casa con mamma e papà, giovedì scorso, la piccola è rimasta 262 giorni in ospedale. Poco meno di 9 mesi di cure, in attesa che crescesse, tra la culla termica e il lettino dei neonati.

«La sua vita era appesa ad un filo», racconta Martina che oggi, dopo la grande paura e felice come può essere una mamma, vuole ringraziare medici, infermieri, Oss e fisioterapisti del reparto guidato dalla dottoressa Susanna Di Valerio, ai quali ha scritto una lettera di ringraziamento.

«Hanno lavorato con grande professionalità, condivisione ed empatia, sono stati meravigliosi, non mi hanno mai lasciata sola. Sono stati giorni sospesi, fatti di attese e paure e immense conquiste: un grammo in più, un respiro più forte, un segnale che diventava speranza. Ma in quel percorso così fragile abbiamo incontrato non solo medici e infermieri di straordinaria competenza, ma qualcosa di più raro: una famiglia. Hanno avuto tanta cura della mia bimba che ho visto soffrire come mai una mamma dovrebbe vivere questo strazio. La vedevo chiusa nella culletta termica, intubata e con le crisi respiratorie e pensavo: ma quanto deve durare questa sofferenza? In reparto non si usa la parola morte, ma spesso mi dicevano: bisogna essere pronti a tutto».

L’ultimo anno è stato durissimo per mamma Martina, ricoverata nel giugno scorso a Ginecologia. «Ho partorito Aurora Rita il 28 luglio, era piccolissima, 28 centimetri di lunghezza e 480 grammi, con problematiche polmonari serissime. Il papà, quando l’ha vista, è rimasto traumatizzato. Mi hanno dimessa il 1° agosto, ma ho dovuto lasciare la piccola in ospedale». E da quel momento è iniziato un altro calvario: «Tutte le mattine, per otto mesi, accompagnavo Diletta all'asilo De Bonis e poi andavo in ospedale a Pescara con i vestitini per lei. Infilavo camice, cuffietta e mascherina e restavo accanto ad Aurora per vederla crescere». Tutto il giorno, fino a sera. Ha dovuto temporaneamente rinunciare al suo lavoro in una società che si occupa di cantieristica e con il compagno Alessandro, cablatore, si è alternata nei compiti di genitore. «Ho trascorso con la mia leoncina, in ospedale, tutte le stagioni e tutte le feste comandate, da Natale a Pasqua. Prima di partorire ho avuto paura che morisse, ma quando ho visto una ecografia con le piccole dita di mia figlia in segno di vittoria ho creduto nel miracolo. Lei mi stava dicendo che ce l’avrebbe fatta, un’emozione incredibile, il mio faro nei giorni più bui». C’è una piccola grande storia anche nel nome scelto per lei. «Aurora lo avevamo scelto, Rita è arrivato dopo la morte, il 17 aprile 2020, di mia sorella Desiana, devota a Santa Rita. In ospedale una infermiera mi aveva donato una immaginetta di Santa Rita e io le dissi che se mia figlia si fosse salvata, le avrei dato il nome della santa».

Da qualche giorno mamma Martina, che ringrazia anche l’associazione dell’Abbraccio dei Prematuri per la vicinanza, e le tante mamme incontrate sulle chat che hanno condiviso con lei un percorso di dolore e speranza, è casa, felice insieme al papà e alle loro bambine. «Diletta la adora, non vuole più uscire di casa, giocano insieme sul tappeto. Mangia anche gli omogeneizzati che detestava, sì è un pochino gelosa, ma noi la rassicuriamo con tutto l’amore possibile».

E c’è spazio anche per un sorriso: «In ospedale abbiamo incrociato Heather Parisi, l’attore Fabio Fulco, il comico Alessandro Siani che è rimasto scioccato sul peso della piccola alla nascita, 480 grammi, ma ci ha scherzato su: «Meno di un pacco di pasta». Un solo rammarico per Martina: «Questa gravidanza è stata a rischio per me e la piccola, non potrò più avere bambini. Ma sono tanto felice di stringere a me Diletta e Aurora Rita», due bimbe nate premature oggi simbolo di speranza e futuro.

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