Autismo, la Regione dice sì al nuovo piano operativo

In tre anni saranno autorizzate 40 strutture ambulatoriali e domiciliari Al lavoro équipe di specialisti che si faranno carico delle esigenze dei pazienti
PESCARA . Sono 751 le persone residenti in Abruzzo affette da Asd, acronimo di Autistic spectrum disorders, i disturbi dello spettro autistico. Il numero è aggiornato al 31 dicembre del 2018 e si riferisce a casi in età evolutiva. Nel 2017 erano 724. A rendere noto il dato è l’assessore alla sanità, Nicoletta Verì, dopo l’approvazione da parte della giunta regionale del nuovo Piano operativo sui disturbi dello spettro autistico. Il piano muove dall’analisi dei dati trasmessi dalle Asl per il biennio 2017-2018, ed evidenzia un aumento del 3,7% delle diagnosi rispetto all’anno precedente.
Il piano appena approvato dalla giunta recepisce l’accordo Stato-Regioni, varato a maggio 2018 sull’appropriatezza degli interventi assistenziali sull’autismo, che definisce il fabbisogno di assistenza ambulatoriale e domiciliare, e fissa le tariffe per le varie prestazioni che saranno assicurate con i fondi del servizio sanitario regionale.
LA RETE. Nel triennio 2019-2021 potranno essere autorizzate 40 strutture ambulatoriali o domiciliari: 9 nella provincia dell’Aquila, 12 a Chieti, 10 a Pescara e 9 a Teramo. Due i cardini a sostegno del piano: diagnosi precoce e un percorso riabilitativo per migliorare in livello di inclusione sia in ambito scolastico, sia lavorativo. «È ormai acquisito», sottolinea l’assessore Verì, «che gli interventi abilitativi ed educativi per l’autismo devono iniziare precocemente in età infantile e continuare durante l’adolescenza e l’età adulta, con l’obiettivo di sviluppare e mantenere nel tempo le abilità professionali, sociali e incrementare l’autonomia e l’indipendenza. L’intervento deve essere modulato sull’età del soggetto, sulla situazione di vita e deve essere personalizzato, intensivo, e continuativo».
I SERVIZI. Il piano parte dall’analisi dei bisogni (assistenza ambulatoriale, domiciliare, residenziale e semi-residenziale sul territorio), e individua un percorso per garantire differenti livelli di intensità assistenziale dei trattamenti terapeutici, abilitativi e riabilitativi. Inoltre, definisce i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi che le strutture individuate devono possedere, «tenendo soprattutto conto», avverte il piano, «della necessità di rispondere a logiche non istituzionalizzanti».
LA SCUOLA E LA FAMIGLIA. La rete integrata prevista dalla Regione vuole assicurare capillarità su tutti i territori, così da promuovere la collaborazione con le famiglie e il coinvolgimento degli istituti scolastici. Per quanto riguarda le diagnosi in età evolutiva è stato deciso che in ogni Asl deve essere presente almeno un’équipe specialistica dedicata, che deve essere collocata nell’ambito del servizio territoriale di Neuropsichiatria infantile. Il gruppo deve essere composto da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo (preferibilmente esperto in tecniche cognitivo- comportamentali), un logopedista, un terapista della neuro psicomotricità dell’età evolutiva e un assistente sociale. L’equipe dovrà raccordarsi con i pediatri, i medici, gli insegnanti e gli operatori educativi, individuando un coordinatore che sia in grado di far dialogare e interagire servizi sanitari, servizi sociali, scuola e famiglia. Solo alla fine di questo percorso diagnostico sarà individuata l’opzionea terapeutico-assistenziale più idonea, assieme a programmi specifici in grado di migliorare il contesto di vita della persona autistica.
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