Autista Tua, il dolore dell’amico: ci siamo salutati, poi lo schianto

La drammatica testimonianza del collega di Mauro Di Dante, morto a 56 anni in un incidente «Aveva comprato quella moto 20 giorni fa, siamo stati insieme fino all’ultimo». Domani i funerali
LORETO APRUTINO. Hanno passato il pomeriggio insieme in moto, una passione comune. Poi si sono separati, per rientrare ognuno a casa propria.
Ed è stato allora, dopo appena 30 secondi da quel "Ciao", che c'è stato l'incidente in cui è morto Mauro Di Dante, 56 anni, l'autista della Tua che viveva a Montesilvano colle. A casa non è più tornato.
Il suo amico e collega, Ivan Petrucci, ripercorre quell'ultimo incontro con Mauro e parla di lui al presente perché è impossibile credere che sia accaduto davvero, che il 56enne si sia schiantato con la moto, una Suzuki 600, contro un'auto, una Opel Adam condotta da una giovane di Loreto Aprutino. E' successo sulla strada 151, circa un chilometro e mezzo di prima arrivare a Loreto, all'altezza dell'incrocio con la provinciale che porta a Santa Maria in Piano, poco dopo le 19,30.
E' stato lì che i due si erano appena separati: «Mauro proseguiva verso Pescara e io ho preso la strada per i Cappuccini. L'incidente è successo dopo soli 30 secondi, ma io non me ne sono accorto».
E' da quel momento, dall'attimo in cui si sono salutati, che Ivan Petrucci riavvolge indietro il nastro dei ricordi dell'ultimo pomeriggio trascorso in compagnia di Mauro Di Dante, che «era una brava persona, allegra, mite, pacata, disponibile, molto precisa. Una persona come poche. Non saprei trovargli difetti. E sul lavoro era sempre puntuale».
«Una ventina di giorni fa», racconta, «Mauro aveva comprato una moto perché gli era capitata un'occasione e aveva stuzzicato un po' anche me. Mi diceva di comprarne una, visto che avevo venduto la mia. Ho ceduto, lunedì mi ha accompagnato a Ortona a scegliere una moto e mercoledì mattina l'ho presa, l'ho riportata a casa. Mi ha telefonato e mi ha detto che sarebbe venuto a Penne a fare un giro e così è stato. L'ha provata, lui poi siamo stati a prendere un caffè al bar a Penne, abbiamo fatto un giro al lago e, una volta tornati a casa mia, siamo rimasti d'accordo che lo avrei accompagnato fino a Loreto».
E le cose sono andate esattamente così: i due si sono salutati all'incrocio e Petrucci non si è accorto dello scontro, avvenuto mezzo minuto dopo la sua partenza dalla 151. «Quando sono rientrato a casa ho ricevuto una telefonata della moglie di Mauro, Carmelita, che voleva sapere se eravamo ancora insieme, perché non era rientrato. E così ho cominciato a chiamarlo sul cellulare, fino alle 21,45, ma non rispondeva. Ho riflettuto che tornando a casa avevo incrociato un'ambulanza che si spostava in direzione di Loreto, e allora mi sono informato. Così ho saputo dell'incidente», aggiunge Petrucci.
Resta l'immagine di «quell'ultimo caffè» preso insieme al collega e resta il dolore, lo sconcerto per una morte del genere, che ha travolto all'improvviso tutta la famiglia e cioè la moglie, i due figli e i genitori di Di Dante, oltre a parenti, amici e colleghi della Tua, in particolare quelli del distretto "Pescara urbano".
I carabinieri stanno ancora ricostruendo la dinamica e attendono di sapere l'esito dell'autopsia e il risultato delle analisi tossicologiche, prima di trasmettere tutto alla Procura. I funerali sono attesi domani.
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