Auto a fuoco, il proprietario: «Già minacciato più volte»

8 Ottobre 2019

Parla Marco Antonelli, buttafuori da 20 anni ed ex membro del direttivo ultrà «Con il lavoro che faccio, l’incendio non è il primo episodio». Indaga la Digos

PESCARA. «Faccio il buttafuori da 21 anni: questo lavoro mi ha dato tante gioie e tanti problemi. Più volte sono stato aggredito e minacciato. L’incendio della macchina non è il primo episodio». Potrebbe essere una «cosa legata al lavoro» l’incendio che sabato sera ha praticamente distrutto la Ford Focus di Marco Antonelli, che è «conosciutissimo» per la sua attività, strettamente collegata alla movida pescarese. Ma è noto anche per i suoi trascorsi tra gli ultras, «essendo stato uno del direttivo e ancora oggi ho buoni rapporti con tutti», in quell’ambiente, pur non mettendo piede allo stadio da sei anni, racconta Antonelli, «perché sono “daspato” e ci potrò tornare nel 2023», prosegue.
Sabato sera stava lavorando, quando la sua macchina è stata incendiata nell’area di risulta, in via Michelangelo. E per appiccare il rogo qualcuno ha usato una torcia da mare, una di quelle usate sulle barche, dopo aver rotto i vetri della vettura. E l’arrivo dei vigili del fuoco (caposquadra Lucio Zuccarini), ha impedito che il rogo si estendesse ad altre auto.
«Ho parcheggiato lì alle 22, dieci minuti dopo sono andato a prendere il giubbino perché avevo freddo e dopo un po’ c’è stato l’incendio. Quindi non escludo che qualcuno mi stesse seguendo», aggiunge Antonelli. Mentre stava lavorando «si è avvicinato un ragazzo che mi ha avvisato» del rogo per cui il buttafuori ha raggiunto la sua auto con i colleghi. Per accertare l’accaduto, sul posto è arrivato il personale della squadra volante, diretto da Paolo Robustelli, mentre la Digos, agli ordini di Leila Di Giulio, si sta occupando delle indagini. E, come avviene in questi casi, nella prima fase non si esclude nulla, per cui viene passata al setaccio la vita di Antonelli. E si cercano indizi anche dalle telecamere della zona. «Sono arrabbiato», dice il buttafuori che non ha sospetti sull’autore (o gli autori) del rogo. «Con il lavoro che faccio prendo più parole delle forze dell’ordine» dice Antonelli che si muove «nell’ambiente della notte da vent’anni».
Dall’altra sera ha avuto modo di riflettere ma un’idea non se l’è fatta: «Non ho pensato niente, non so niente e non mi interessa di sapere chi sia stato. Non escludo nessuno», conclude. Quanto ai suoi trascorsi nella tifoseria, dice subito: «Mi cadrebbe il mondo addosso, a sapere che è stato uno di loro».
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