Auto e moto a passo d’uomo: in via di Sotto scatta la protesta

Domani la manifestazione dei cittadini: «Ostaggi di una telecamera, inattuabile il limite a 30 all’ora» E prosegue la raccolta di firme per bloccare le multe: c’è chi è arrivato a dover pagare 1.500 euro
PESCARA. «Sotto i 30 in via di Sotto». Sembra uno scioglilingua e invece è una protesta pacifica che parte dal basso. È stato Franco Pietrantonio, imprenditore, a lanciare due sere fa, su Facebook, l’idea di una manifestazione contro l’autovelox installato dal Comune in via di Sotto. Da quando è stato attivato, l’impianto ha scatenato una pioggia di multe nei confronti di chi supera la velocità di trenta chilometri orari. Mentre prosegue la raccolta di firme per chiedere al Comune di alzare il limite a 50 chilometri orari, Pietrantonio ha invitato i suoi amici virtuali a partecipare, domani alle 18, con auto e moto. Sarà sufficiente presentarsi nella zona incriminata e fare avanti e indietro «sopra e sotto, tutti in fila a meno di trenta all’ora, a passo d’uomo», per trenta minuti.
Non una vera protesta, quindi, ma una passeggiata simbolica tra le due rotatorie, nel «rispetto delle regole», dice il promotore. L’idea è piaciuta, la voce si è sparsa rapidamente, le adesioni sono state tante e in meno di ventiquattr’ore Pietrantonio ha anche elaborato un volantino da distribuire ai «collesi senza Facebook».
La premessa è che Pietrantonio non ha ricevuto contravvenzioni per aver superato il limite in via di Sotto (almeno fino ad ora). Ma non condivide la strategia del Comune, non accetta che «questa strada sia ostaggio di una telecamera» e che «un quartiere sia terrorizzato da un limite di velocità inattuabile» e quindi non vuole restare in silenzio. «Lamentarsi non serve a niente. Per risolvere i problemi, qualche volta occorre scendere in piazza», prosegue. «Vogliamo che via di Sotto abbia un limite di velocità che non costringa a vivere nel terrore di una multa», e propone anche lui di spostare il limite massimo a 50 chilometri orari. «Ciò che serve non sono le contravvenzioni ma una strada sicura con marciapiedi ampi e attraversamenti pedonali illuminati e sicuri, magari serviti dai semafori. Si potrebbe pensare ad altre rotatorie oppure ai dissuasori», tutti metodi per ridurre la velocità dei mezzi e mettere in sicurezza i pedoni. Con l’autovelox, invece, «si costringe a rallentare solo su un tratto di via di Sotto, quello controllato dalla telecamera. Ma poi si ricomincia a correre perché il resto della strada non è presidiato. Oppure, per accelerare, ci si sposta su altre strade, come via Colle Scorrano e via Colle Innamorati, ed è proprio quello che sta accadendo».
Lo sanno bene alla pasticceria caffetteria Faieta, dove il via vai dei clienti è continuo ma «il calo in strada si è notato. Qui non passa più nessuno, in macchina», dicono. Tra i primi a firmare la petizione per chiedere di tarare l’apparecchio sui 50 chilometri orari c’è uno dei titolari dell’attività, Luca, che ieri mattina, insieme a un collaboratore, Elvis, ha continuato a registrare le lamentele dei cittadini, anche quelli residenti a Montesilvano, Città Sant’Angelo, Ortona e Chieti (fino ad ora solo in questa attività le firme sono 150). «Le multe arrivano a raffica, qualcuno dice di aver accumulato contravvenzioni per 1000 - 1500 euro, con il ritiro di punti dalla patente. E ci sono anche gli autisti dei bus», dicono i due (per i conducenti dei pullman la busta verde arriva all’azienda che paga e poi ritira l’importo dal cedolino del dipendente, ndr). «Basta un attimo di distrazione e l’autovelox colpisce», aggiungono i due da dietro al bancone proprio mentre entra nel bar un cliente che borbotta. «Vivo qui da 60 anni e sono avvelenato», dice. «Ho appena ricevuto la sesta multa e risale al 2 marzo», il che vuol dire che potrebbero arrivarne altre.
Tutti si lamentano, «solo un paio hanno detto di essere favorevoli», concludono da Faieta servendo pasticcini e caffè da asporto. E in strada si fa un gran parlare dell’autovelox. Le multe arrivano «a pacchi», sembra quasi una gara a chi ne ha prese di più. E c’è chi si è «appuntato sul volante di dover rallentare». Fino a quando, commentano, arriverà qualcuno e «si porterà via l’autovelox». Un po’ come a Scafa, dove l’impianto è stato messo fuori uso a colpi di fucile.
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