Automotive, da domani si riparte tra incertezza e voglia di rilancio

Riaprono Honda (ma lo stop collettivo è slittato a settembre) e Denso, mercoledì Stellantis
PESCARA. Scollegati sì ma solo per esigenze di stabilimento. Da domani scatta il rientro nelle fabbriche dell’automotive abruzzese dopo le ferie estive: una ripresa a compartimenti stagni e che, anche se diversificata a seconda delle varie peculiarità delle singole aziende - Honda Italia e Denso tra poche ore, Stellantis Europe Atessa (ex Sevel) mercoledì - punta tutta insieme a fare del rilancio del settore la chiave sulla quale scommettere per i prossimi mesi, nella speranza di non imbattersi in un autunno caldo, caratterizzato dalle lotte sindacali operaie. Una parola può fungere da leitmotiv della ripartenza: incertezza. Mancano esattezza, chiarezza, stabilità per una serie di fattori generati da ordinativi, caro carburanti, guerra, inflazione. Insomma, per tutto. Ne è convinto l’economista Pino Mauro. «Credo che, in generale, permangano a livello economico complessivo, vari elementi di incertezza. La crisi geopolitica resta», sostiene Mauro, «l’aumento forte del prezzo del petrolio che colpisce i trasporti, la politica restrittiva con i tassi d’interesse più alti. Il punto è che in Abruzzo abbiamo di fronte società molto forti, di grande valenza internazionale, con una solidità acquisita e che stanno portando avanti investimenti importanti, con quote di mercato da non trascurare. Alla riapertura non dovremmo aspettarci chissà quali sorprese rispetto al periodo pre-ferie».
Però l’effetto trascinamento dell’economia da parte di alcune aziende dell’automotive abruzzese è sotto gli occhi di tutti. Di recente Dataforce ha evidenziato che a luglio in Italia casa Stellantis ha dominato il mercato con una quota del 46% (+1,6% rispetto a luglio 2022). E in questo contesto il furgone commerciale leggero Ducato made in Atessa scala ancora una volta il mercato europeo. Honda, invece, per fare fronte alle richieste del mercato delle due ruote, ha rimandato le ferie collettive a settembre: dal 4 al 21 compresi.
«Stellantis non dovrebbe avere più problemi tra semiconduttori e microchip», spiega Nicola Manzi, segretario della Uilm-Uil, «resta in piedi qualche defaillance nella produzione di motori in Francia e che ha creato qualche intoppo. Honda invece va a gonfie vele: ne è testimonianza il fatto che ha ridotto i giorni di vacanza facendo registrare numeri importanti, la stagionalità è stata sospesa per un anno e i risultati sono ottimi. Denso, invece, resta un problema perché a ottobre finiscono gli ammortizzatori sociali e bisogna che concentri a San Salvo la produzione in grado di sostenere circa 160 dipendenti in cassa integrazione da circa un anno, e l’avvio di progetti che guardino al motore elettrico. Per il gruppo Stellantis», sottolinea Manzi, «speriamo che ci sia a breve l’accordo con il ministero e con il governo per riportare la produzione di un milione di vetture in Italia e di 250mila furgoni ad Atessa, come si era definito qualche settimana fa. La Regione ne è parte attiva ed è coinvolta dal ministro Adolfo Urso per l’impegno che Stellantis ha assunto in tutte le regioni in cui ha propri stabilimenti. Un problema, invece, è la Magneti Marelli di Sulmona, sempre dell’indotto Stellantis, che è in crisi per investimenti non fatti e per eccedenze importanti di personale: speriamo che l’azienda resti agganciata all’indotto di Stellantis per poter guardare al futuro in modo diverso. Se muore Sulmona è la fine. L’augurio è che si possano realizzare progetti legati alla logistica regionale con il coinvolgimento dei porti, di Sangritana, che potrebbero dare speranza anche all’indotto che oggi serve lo stabilimento polacco di Gliwice».
«Si torna in fabbrica così come ci siamo lasciati prima delle ferie», dice Primiano Biscotti, segretario Fim-Cisl, «per Stellantis non ci dovrebbero essere novità. Sulla Denso dobbiamo rivederci per fare il punto della situazione. Denso patisce i problemi causati dalla guerra e in prospettiva c’è soprattutto il discorso dell’elettrico. Oggi a San Salvo si produce solo per motori endotermici, a scoppio. Bisogna dialogare con la casa madre per i prodotti che vadano sui motori elettrici, visto il cambio che ci sarà nel 2035. Ecco, occorre gestire la fase attuale e il passaggio all’elettrico. E questo processo è complicato perché coinvolge anche l’impiantistica».
Secondo Alfredo Fegatelli, segretario Fiom-Cgil, «stiamo sempre aspettando che qualcuno ci spieghi il futuro degli investimenti su questo territori. Tra settembre e ottobre dovrà riattivarsi il tavolo messo in piedi dal governo e dalla Regione e spero che ci consentirà di capire che cosa si vuole fare sull’automotive e dei risultati che si vogliono raggiungere. Al momento non sappiamo nulla sulle produzioni. Sappiamo soltanto che le maggiori case automobilistiche mondiali stanno investendo sull’elettrico in Polonia e in Ungheria. Di recente abbiamo letto che, rispetto al 2022, Stellantis registra una vendita superiore di veicoli leggeri ma nessuno dice che lo scorso anno c’è stato il blocco della componentistica e quindi il record era facile da superare. L’Abruzzo ha un quinto del prodotto interno lordo fatto dall’industria: è da qui che bisogna partire».
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