Automotive, il futuro nelle nuove competenze

Santa Maria Imbaro, presentati i risultati del progetto Erasmus+ Auto 4.0 Trivilino: «Il processo di crescente automazione va visto come un’opportunità»
SANTA MARIA IMBARO. Dovrà avere la capacità di riconoscere il problema prima che accada, traendo informazioni dall’analisi dei dati e trasformandole in azioni. E’ questa una delle competenze vincenti del futuro per gli addetti di Industria 4.0, la rivoluzione in corso nel sistema industriale mondiale che ha come perno la digitalizzazione e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Delineare le nuove competenze e i profili lavorativi richiesti dalla “quarta rivoluzione industriale” nel settore automotive è stato l’obiettivo del progetto Erasmus+ Auto 4.0, che il Polo Innovazione Automotive ha portato avanti insieme a IlMioLavoro e a partner tedeschi, inglesi e baschi. I risultati del progetto, durato 30 mesi, sono stati illustrati nella sede Iam a Santa Maria Imbaro.
«E’ in corso un grosso sforzo nell’adeguare le imprese a questo nuovo sistema di produzione», dice il direttore del Polo Automotive, Raffaele Trivilino, «che è sia nella creazione di nuove competenze, tramite personale nuovo e giovane, sia nella formazione di chi già lavora. Ma questo processo deve essere visto come un’opportunità, non come qualcosa di negativo. Con l’innovazione tecnologica nelle imprese l’incidenza del costo della manodopera può essere inferiore, quindi potremmo riportare in Italia una serie di produzioni che abbiamo ormai perso. L’importante è non subire questa trasformazione, ma essere gli anticipatori. La Val di Sangro sarà preparata alla sfida? Si sta lavorando», precisa Trivilino, «le grandi imprese sono abbastanza in linea, mentre riscontriamo un po’ di ritardo nelle piccole e medie imprese. Determinante, però, è trascinare tutti in questo processo». «Con Industria 4.0 vengono messi in rete gli impianti industriali e i vari sistemi», spiega Federica Rossetti dello staff tecnico di Iam, «questo genera una quantità grandissima di dati, che devono però essere letti e analizzati per essere tramutati in azioni. Sono lavori che richiederanno un ventaglio ampio di competenze, ma finora non si è mai scesi nello specifico per attuare dei piani formativi». A questa esigenza risponde il progetto, che ha visto la mappatura di 19 profili lavorativi nei quattro paesi coinvolti, dai quali è emerso uno nuovo, l’“Automotive Digital Mechatronic X.0”. «Integra le competenze dell’operaio qualificato, del manutentore, del tecnico informatico e del tecnico di gestione dati», spiega Fabrizio Coccetti, direttore de IlMioLavoro. Attività formative, poi, sono state sperimentate in due aziende di San Salvo. «Abbiamo lavorato per capire quali sono le competenze vincenti per l’industria 4.0 applicata all’automotive», dice Rosanna De Filippis, responsabile Sviluppo risorse umane di Denso, «ne sono uscite tante. Abbiamo puntato su quella che fa la differenza: la capacità di riconoscere i segnali deboli da parte del sistema circostante, che grazie alle nuove tecnologie di Industria 4.0 possiamo ricevere sotto forma di informazioni e lavorare velocemente prima che diventino un problema per il cliente». Sono stati coinvolti 19 dipendenti in una prima fase di analisi e altri 48, responsabili diretti degli operai, nel percorso formativo.
«C’è un timore legittimo dei dipendenti di rimettere in discussione le proprie competenze e il proprio modo di lavorare», sottolinea De Filippis, «e c’è un timore della stessa azienda, di avere risorse pronte ma anche quelle più giovani: c’è bisogno di fare sinergia con le scuole e le istituzioni esterne. Le professionalità di una volta spariranno, non ci sarà più l’operaio che avvita bensì quello che sa leggere un quadro elettrico. Ma è uno spostamento di competenze, non di risorse». Diciassette dipendenti della manutenzione sono stati coinvolti nell’azienda Te Connectivity, che produce connettori per l’automotive. «Bisogna innalzare la capacità di leggere i dati e da essi saper prendere decisioni», spiega il direttore di stabilimento Fernando Battista, «essi devono servire ad evitare che le macchine si fermino e soprattutto, con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, dare un nuovo strumento che apra a una visione verso il futuro».

