Bagni e uffici sporchi nessuno pulisce il Comune

13 Marzo 2015

Montesilvano, scaduto il contratto con l’impresa di pulizie e il rinnovo salta Protestano i dipendenti. La Cgil: situazione profondamente umiliante

MONTESILVANO. Nessuno pulisce il municipio da almeno due settimane e la Cgil scrive al sindaco per esprimere il disagio dei dipendenti comunali. È quanto accade in Comune dove, alla scadenza del contratto con la ditta delle pulizie, nessuno ha provveduto al nuovo affidamento generando così un disservizio che, secondo la Cgil-fp, lede la dignità dei lavoratori. Con una lettera al sindaco Francesco Maragno e all’assessore al Personale Caterina Verrigni e affissa ieri nella bacheca al piano terra del Comune, il sindacato evidenzia «il profondo malcontento che serpeggia tra i dipendenti a proposito di varie problematiche inerenti le condizioni degli uffici e i rapporti con l’amministrazione». A cominciare proprio dall’assenza delle pulizie che da oltre 10 giorni obbliga i dipendenti a provvedere autonomamente alla pulizia degli ambienti e a gettare rifiuti nei cassonetti. «Da molto tempo», si legge nella nota sindacale, «gli uffici del palazzo municipale, di palazzo Baldoni e dell’autoparco versano in condizioni igieniche molto precarie, perché spesso ci sono interruzioni nel servizio di pulizia. I dipendenti non ne conoscono le motivazioni e sarebbe utile che ne fossero informati, perché sarebbero ben lieti di collaborare con l’amministrazione anche per le pulizie o per comprare l’acqua o la carta igienica, se la stessa dedizione fosse condivisa con l’amministrazione e con tutti i consiglieri».

La segreteria provinciale della Cgil-fp cita ad esempio le bottigliette fornite ieri mattina in Consiglio comunale a tutti i componenti dell’amministrazione per sopperire all’assenza del distributore di acqua. «Per i dipendenti il trattamento è molto diverso», prosegue il documento, «e questo lede profondamente la nostra dignità». Dito puntato anche contro il nuovo regolamento «per la disciplina dell’orario di lavoro, rilevazione presenza e buoni pasto», introdotto durante la gestione del commissario prefettizio e giudicato «una condizione umiliante per i dipendenti. L’eccessiva frammentazione delle varie modalità di timbratura ci rende, nostro malgrado, simili al ragionier Fantozzi», si legge ancora, «il cui impegno principale durante la giornata era quello di timbrare. I dipendenti sarebbero molto più motivati se avvertissero l’attenzione dell’amministrazione e dei dirigenti per i risultati del loro lavoro e non per le modalità di timbratura, che nulla possono contro i pochissimi dipendenti disonesti».

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