Bahrami: «Il mio Bach per salvare l’umanità»

Il pianista iraniano : «Voglio suonare davanti al muro ungherese»
PORDENONE. Una seduta spiritica per guarire il mondo. Un lungo dialogo con Johann Sebastian Bach per convincere le persone a liberarsi dall'egoismo, dall'indifferenza, dall'ansia di accumulare denaro. Nella parte del medium si è improvvisato un grande musicista: Ramin Bahrami. E il libro "Nonno Bach", pubblicato da Bompiani, presentato ieri a Pordenonelegge nella giornata conclusiva del festival, è nato come un viaggio sospeso tra passato e presente. Nato a Teheran, classe 1972, uscito dall'Iran dopo la rivoluzione khomeinista, Ramin Bahrami è considerato uno dei più grandi interpreti viventi della musica di Bach. Diplomato in pianoforte a Milano con Piero Rattalino, ha avuto come maestri Alexis Weissenberg, András Schiff, Rosalyn Tureck. Vive a Stoccarda con la moglie, la figlia Shahin Maria ed è autore di altri due volumi: "Come Bach mi ha salvato la vita" e "Il suono del'Occidente”.
«L'idea di scrivere questo libro è nata una sera a cena - racconta Bahrami in un ottimo italiano -. Sono stato diverse volte ospite della Milanesiana. Elisabetta Sgarbi, una donna che combatte per la cultura e non si arrende al decadimento dell'Italia, mi ha detto che solo io potevo immaginare Bach che guarda dall'alto il nostro mondo e decide di dire che cosa pensa».
Si è improvvisato medium?
«In un certo senso, sì. Ho usato la voce di Bach per fargli dire quanto sia orribile questo marciume che regna nella politica, nella cultura, nei rapporti tra le persone. Non siamo più circondati da umani, ma da umanoidi incapaci di dialogare, di ascoltare. Ci trinceriamo dietro i nostri smartphone, parliamo solo su Facebook senza guardare negli occhi i nostri simili».
"Nonno Bach" è un libro per bambini?
«È rivolto a quella grande bambina che è l'umanità. Io sono un tramite tra Bach e chi legge. Lo faccio quando suono la sua musica, che non va solo eseguita, ma capita, interpretata, perché è stata scritta oltre 300 anni fa. E nel momento in cui decodifichi, devi anche inventare. Così, scrivendo il libro, ho provato a fare dei miei sentimenti i suoi».
Oggi con chi se la prenderebbe?
«Per esempio con il ministro Dario Franceschini. Sta distruggendo la cultura in Italia. Ha tolto i soldi a manifestazioni che possono vantare in cartellone nomi come Claudio Abbado, Arthur Rubinstein, Claudio Arrau, per darli alle sagre della salamella o a rassegne musicali promosse da dilettanti».
Come potremmo cambiare la realtà?
«La grande musica non ci può salvare dalla morte. Ma Bach vorrebbe, ad esempio, che creassimo degli spazi da dedicare alla bellezza. Per far gioire anche le schiere di umanoidi che sciamano nei supermercati. Si potrebbe far sentire la Quinta sinfonia di Ludwig van Beethoven».
E se non la apprezzano?
«Semplice. Io farei calare dall'alto un secchiello d'acqua gelata. Senza la bellezza della musica siamo perduti per sempre».
Glenn Gould, un grande innovatore?
«Assolutamente sì, lo dico nel libro. Ha introdotto una lettura personalissima delle 'Variazioni Goldberg' di Bach. Non le ha solo eseguite, ma reinventate».
A questo libro seguirà un disco?
«Non poteva mancare. A novembre uscirà per la Decca l'Offerta musicale che Bach scrisse per Federico II di Prussia. Con me suoneranno le prime parti dell'Orchestra di Santa Cecilia. Sarà un'altra occasione per ammirare la grandezza e la modestia di questo immenso compositore, che chiamava capolavori come il Concerto italiano o le Variazioni Goldberg esercizi per la tastiera».
Quante ore dedica alla musica?
«Tantissimo. Anche quando parlo, dentro di me continua a fluire la musica. Perché non basta suonare una partitura, bisogna accettare di essere suonati. Fin nella parte più segreta di noi stessi».
Non basta l'esercizio?
«Se non sei commosso non potrai commuovere. Tra il musicista che suona e la musica ci dev'essere, come diceva Ugo Foscolo, una corrispondenza di amorosi sensi. Oggi, invece, sei bravo solo se vendi tanti dischi. Conta il denaro, il profitto».
Altri suoi grandi amori?
«Mia figlia, prima di tutto. Poi lo studio delle lingue e delle affinità tra culture diverse. Le assonanze tra civiltà».
Porterebbe sua figlia a un concerto di Vasco Rossi?
«Preferirei di no. Le consiglierei, piuttosto, di andare a Venezia e perdersi nella bellezza della città sulla laguna».
Cosa le rimane dentro della sua terra?
«Le cose più belle. Come le poesie del persiano Omar Khayyam, che grazie alla loro eternità sono rispecchiate anche nella musica di Bach. Perché lui ha saputo togliere il muro tra la cultura orientale e quella orientale».
Oggi più che mai servirebbe un Bach...
«Voglio andare in Ungheria a suonare Bach davanti al loro nuovo muro. Per far capire a tutti quanto incivili siamo diventati».
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