Balneatori, in 300 oggi dal ministro: serve una soluzione
Imprenditori da Abruzzo e Molise oggi a Marina di Carrara contro la bocciatura della proroga delle concessioni
PESCARA. L’effetto Bolkestein, con la tanto temuta bocciatura della proroga delle concessioni balneari al 2020 da parte della Corta di giustizia dell’Unione Europea spinge 300 imprenditori di tutto l’Abruzzo a reagire contro quello che è da molti definito «il più grande esproprio ai danni di 30mila famiglie italiane». Oggi la nutrita delegazione di proprietari dei lidi sulla spiaggia aderenti alle sigle Sib/Confcommercio e Ciba/Confesercenti sarà davanti all’entrata numero 5 della fiera Balnearia di Marina di Carrara per partecipare al presidio organizzato dal Comitato salvataggio imprese e turismo italiano, assieme ai colleghi provenienti da tutto lo Stivale.
Gli autobus partono all’alba dai punti di raccolta accanto al Warner Village di Montesilvano, ad Alba Adriatica e Vasto. Con loro anche 15 imprenditori del Molise. «Siamo in stato di agitazione perché questa legge rischia di cancellare anni di lavoro e di investimenti», annuncia Riccardo Padovano, presidente del Sib (Sindacato italiano balneari), la cui famiglia possiede tre concessioni balneari tra Pescara, Montesilvano e Francavilla: Voglia di mare, Baia delle sirene e Gente di mare. «I colleghi romagnoli», aggiunge Padovano, «sono determinati a non aprire i lidi per Pasqua: una decisione che porterebbe seri danni all’indotto turistico. Noi ci stiamo organizzando con altre forme di protesta. Se l’Europa approva una normativa, non vuol dire che l’Italia non debba trovare una soluzione. Purtroppo in questo pasticcio la politica ci sguazza perché non ha la volontà di porvi rimedio». Gli organizzatori della protesta di Marina di Carrara hanno chiesto ai balneari di partecipare numerosi e di portare con sé magliette rosse, fischietti, ombrelloni e sdraio. L’obiettivo degli imprenditori di tutto l’Abruzzo è ottenere un’interlocuzione con il neoministro per gli Affari regionali Enrico Costa, presente alla fiera del settore. «Pianteremo una grana infinita», incalza Stefano Cardelli (consorzio Ciba, stabilimento Nettuno), «ce l’abbiamo con l’inezia dei vari governi italiani. Mentre Renzi tace, tutti gli altri da Berlusconi a Letta a parole dicevano di stare dalla nostra parte, ma in pratica non hanno mai affrontato la questione e non hanno mai legiferato in materia come la Spagna, il Portogallo e la Croazia che hanno allungato le proroghe a 30 anni. La colpa è della burocrazia italiana se adesso 30mila aziende non sanno di che morte morire». Alessio Terra (Croce del sud): «Ho rilevato la concessione nel 1976 e ci ho investito tutta la mia vita, contribuendo al movimento turistico della città, adesso vogliono togliermela senza una buonuscita. Da quando siamo in Europa va tutto peggio».
Un parere in parte controcorrente arriva dal pescarese Domenico Pagliari, proprietario dello stabilimento Apollo, sulla riviera nord: «Sarò insieme agli altri a protestare, ma penso che la concessione non è un diritto acquisito. Ho paura di perderla come tutti, ma non ho la tremarella perché dieci anni fa ho speso 850mila euro per acquistarla e in questi anni ne ho spesi altrettanti per migliorarla, al punto che ho ancora tre mutui aperti. Ho investito sui servizi ai clienti, perché credo che si deve favorire la crescita del turismo. Chi invece non lo fa, allora deve andare a casa».
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