Balneatori pronti a tutto a difesa degli stabilimenti

In discussione il testo del decreto legge varato nei giorni scorsi dal governo Meloni L’assemblea deciderà le azioni da intraprendere a tutela del comparto balneare
Pronti a tutto pur di difendere gli stabilimenti balneari. Attività messe in piedi con anni di sacrificio, spesso a conduzione familiare, che potrebbero presto finire all'asta. La proroga prevista nell'ultimo decreto approvato dal governo arriva al 2027, ma si lascia ai Comuni l'incombenza di decidere se andare a gara subito, per il rinnovo delle concessioni, o aspettare la scadenza. Per oggi pomeriggio, alle 15.30, è stata convocata l'assemblea interregionale Abruzzo-Molise della Sib Fipe e della Fiba Confesercenti, nella sede della Confcommercio, a Pescara. In discussione il testo del decreto legge varato, nei giorni scorsi, dal governo Meloni.
DECRETO AI RAGGI X
«L'assemblea deciderà le azioni da intraprendere a tutela del comparto balneare per cercare di modificare i punti del decreto che non soddisfano la categoria, in vista della conversione in legge», si legge nella convocazione. Decisioni, al momento, non ne sono state prese, ma il malcontento della categoria è palpabile e sono diversi i punti del «testo del decreto che non soddisfano «e che saranno oggetto di un'approfondita discussione».
«Il provvedimento non soddisfa i balneatori perché prevede la messa a gara delle loro aziende», aveva fatto sapere la Fiba-Confcommercio nazionale all'indomani dell'approvazione del decreto, «le aspettative dei balneatori erano altre, anche alla luce delle dichiarazioni degli esponenti di governo sull'esclusione del settore dall'applicazione della direttiva Bolkestein». Si partirà dal basso: in Abruzzo la riunione odierna delle organizzazioni territoriali è un primo step per valutare il provvedimento legislativo e decidere eventuali iniziative sindacali. «Siamo in una fase interlocutoria, in cui va analizzato e studiato il testo per capire quali margini di manovra e possibili correttivi si possono studiare», afferma Peppino Susi, della Fiba Confesercenti, «gli uffici legali delle associazioni di categoria stanno studiando il decreto per, poi, adottare una linea comune a livello nazionale».
COSA NON PIACE
Le perplessità si concentrano sui punti principali del testo: estensione della validità delle attuali concessioni fino a settembre 2027, obbligo di avviare le gare entro giugno 2027, durata delle nuove concessioni da 5 a 20 anni e obbligo di assunzione dei lavoratori impiegati nella precedente convenzione. I balneatori si dicono «stanchi di proroghe, che equivalgono a continue incertezze, che bloccano anche gli investimenti nel settore». Ma prima di avviare la fase di mobilitazione, si cercherà un raccordo a livello nazionale. «L'obiettivo è arrivare ad una condivisione delle azioni da intraprendere», afferma Sandro Lemme, coordinatore regionale Confartigianato imprese demaniali Abruzzo, «che porti ad una mobilitazione nazionale per far sentire con forza la nostra voce al governo. La regione Abruzzo è stata vicina ai balneatori, difendendo le nostre posizioni anche in sede di Consiglio di Stato: ora dobbiamo capire verso dove va la legge nazionale e cosa fare per difendere i diritti acquisiti». Lemme, che ha definito la norma «un palliativo, una non - riforma, invita le altre organizzazioni sindacali a fare fronte comune per avere maggiore peso sul piano nazionale, senza individualismi». Più che procedere con proroghe non risolutive per le attività balneari, le associazioni di categoria auspicano «una riforma organica del settore, che salvaguardi le aziende turistiche».
PALLA AI COMUNI
Non solo il problema balneatori. Anche i comuni sono scettici sulla bontà dell'operazione, come spiega Enrico di Giuseppantonio, delegato Anci dei 19 comuni della Costa e sindaco di Fossacesia: «Con questo decreto si scarica sugli enti locali la responsabilità di decidere se avviare subito le gare per il rinnovo delle concessioni balneari o aspettare il termine dei tre anni. L'elemento positivo da rilevare è aver posticipato al 2027 il termine ultimo per bandire le gare, dando così una boccata di ossigeno, ma i Comuni vengono lasciati nella più assoluta incertezza, demandando a loro il ruolo decisionale di avviare le gare e le relative tempistiche». Questo potrebbe ingenerare una serie di ricorsi a carico dei comuni e ingessare nuovamente il settore. «Il rischio di entrare in conflitto con la giustizia è altissimo per gli enti locali», prosegue Di Giuseppantonio, «bisogna sempre tenere presenti i pronunciamenti del Tar, del Garante per la concorrenza e della Corte europea sulla questione». Comuni e balneatori chiedono chiarezza al governo su una serie di passaggi contenuti nella norma. Quanto all'ipotizzato aumento dei canoni demaniali, gli enti locali sono favorevoli «alla restituzione di parte dei canoni ai comuni che svolgono tutta l'attività relativa alle gare per le concessioni, l'espletamento e i controlli».

