Bambino ucciso dal cane Il pm: processate i familiari

14 Aprile 2018

La procura chiede tre rinvii a giudizio per la morte del piccolo di 19 mesi azzannato al capo da un esemplare di razza corso. La Procura: tragedia evitabile

PESCARA. Aveva perso la vita a soli 19 mesi preso a morsi dal cane di casa, un esemplare femmina di corso di due anni. Era morto così il piccolo Ferdinando Di Rocco, in una normale e tranquilla giornata autunnale dell'ottobre 2016.
E' la famiglia del bimbo a essere finita sotto accusa per quella immensa disgrazia avvenuta in un'area rurale, contrada Cantò di Cepagatti, in via Moncocitto. Il pubblico ministero Silvia Santoro ha, infatti, presentato la richiesta di rinvio a giudizio per il papà Manuel Di Rocco e la moglie Sara Vadini. I due devono rispondere di omicidio colposo in concorso, accusa formulata anche a carico di un terzo familiare del piccolo, ossia Filomena Di Renzo. Ferdinando, che avrebbe compiuto due anni dopo pochi mesi, era con il padre e con la moglie di quest'ultimo, impegnati in un trasloco con l'aiuto di un operaio. Mentre i due adulti stavano spostando alcuni mobili, il piccolo si sarebbe allontanato di alcuni metri. Nel giardino dei nonni acquisiti, legato con una catena ad un albero, c'era un cane di razza corso, di nome Giulia, che lo ha azzannato.
Lanciato subito l'allarme, il papà prima dell'arrivo dei soccorritori, aveva preferito caricare il figlioletto in macchina per portarlo all'ospedale di Chieti. Una corsa disperata per arrivare in pronto soccorso e salvare la vita del piccolo, che, però, si è rivelata vana, così come inutili sono stati tutti i tentativi di rianimarlo da parte dei medici teatini. Una perdita devastante e difficile da accettare: Ferdinando era un bambino molto amato e la sua scomparsa ha gettato in un dolore senza fine tutta la famiglia del piccolo.
«Aveva una marcia in più», raccontò il papà Manuel in un'intervista al Centro, «Gli facevamo fare tutto, dalla a alla zeta. Era di più. Di più, per mia moglie anche se non era suo figlio, di più per mio padre, per me, di più per tutti quanti, per il paese, per tutti. Per la mia coscienza e di tutti quelli che li volevano bene, credo che mio figlio oggi riposa in pace, perché comunque tutti quanti stavamo dando il meglio per la sua crescita».
Secondo la procura, la tragedia, però, era evitabile. Per questo ora chiede il processo per Manuel Di Rocco, Sara Vadini e Filomena Di Renzo, in quanto «persone familiari conviventi deputate al controllo ed alla cura del piccolo Ferdinando».
I tre, sempre secondo l'accusa, «omettendo di esercitare», si legge nel capo di imputazione, «il dovuto controllo nei confronti del piccolo, non impedivano che si allontanasse dalla casa e raggiungesse il giardino avvicinandosi al cane di razza corso di proprietà del padre Manuel che lo teneva alla corda, così incrementandone l'aggressività, e determinando in tal modo per negligenza la morte del piccolo che veniva aggredito dal cane con un poderoso morso al cranio». Toccherà al giudice per le udienze preliminari Elio Bongrazio decidere se mandare a processo i familiari di Ferdinando.
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