Banca condannata a versare 300mila euro a un costruttore

L’imprenditore, ritenuto debitore dall’istituto di credito, era stato chiamato a versare 194 mila euro I legali dell’associazione Sos Utenti fanno ricorso e ottengono il decreto ingiuntivo per recuperare la cifra
MONTESILVANO. I legali dell'Associazione Sos Utenti ottengono un altro importante risultato in favore di un correntista, un noto imprenditore di Montesilvano, ottenendo dal tribunale civile di Pescara un decreto ingiuntivo contro uno dei più grossi istituti bancari nazionali, per la mancata consegna dei documenti bancari e per la condanna al pagamento di 307 mila euro oltre interessi.
Si tratta di un caso piuttosto raro in cui viene capovolta la consuetudine in una materia del genere dove, di solito, è la banca a ingiungere una richiesta di denaro al correntista. C'era già stata una sentenza in base alla quale era stato riconosciuto dal tribunale il credito del correntista, ma la banca non solo non aveva ottemperato alla sentenza, ma non aveva neppure trasmesso la documentazione bancaria, dovuta ai sensi del testo unico bancario che disciplina gli obblighi codicistici di buona fede e correttezza. Gli avvocati Emanuele Argento e Fabio Cosentino sono stati dunque costretti ad agire utilizzando il decreto ingiuntivo, per consentire al loro assistito di tornare in possesso della consistente somma che, in un momento così critico dal punto di vista economico, reso ancor più drammatico dall’emergenza coronavirus che ha bloccato in particolare l'attività edilizia, rischiava di mettere veramente in ginocchio il costruttore di Montesilvano. «Tale paradossale situazione», si legge nel ricorso presentato dai legali sulla scorta del quale è arrivata poi la decisione favorevole del giudice Patrizia Medica, «è vieppiù aggravata dalla indisponibilità della documentazione bancaria richiesta, che non consente la verifica della correttezza del rapporto di conto corrente ordinario, con conseguenza preclusione all'utilizzo di eventuali linee di credito in essere».
Sulla vicenda venne redatta anche una consulenza tecnica che ha capovolto letteralmente l’iniziale richiesta di soldi da parte della banca.
«La consulenza», scrivono i legali nel ricorso, «ha rilevato una lunga serie di indebiti compiuti dalla banca in costanza di rapporto ed ha rideterminato il saldo del conto in importo variabile dai 307 ai 316 mila euro a credito del correntista, e non già della banca che pure aveva agito in via monitoria per la rilevante somma di 194 mila euro».
Ed è al termine della causa che il tribunale emise la prima sentenza dove esplicitamente affermava come fosse «risultato accertato, in attuazione dei conteggi formulati sulla scorta dei quesiti sottoposti dallo scrivente pedissequamente ricalcando le motivazioni sin qui esposte, che al momento della chiusura del rapporto non sussisteva affatto un credito in favore dell'istituto, ma risultava maturato un consistente credito in favore del correntista pari a 307 mila euro (sentenza n. 1234 del 2019 ndr). Ma per ottenere il dovuto, i legali sono dovuti arrivare a far emettere un decreto ingiuntivo contro la banca.
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