Banca condannata ma l’azienda ha chiuso
Commerciante pescarese la spunta dopo 10 anni: l’istituto deve restituirgli 114 mila euro. Il giudice: applicati interessi ultralegali e commissioni mai pattuite
PESCARA. Una banca nazionale è stata condannata a risarcire un ex imprenditore pescarese, commerciante di auto, dopo 10 anni di causa civile ma nel frattempo l’azienda è stata chiusa e le maestranze licenziate. A darne notizia è l’associazione Sos Utenti. L’assistenza legale dell’ex commerciante e imprenditore è stata assicurata dalla Sos Utenti con l’avvocato Emanuele Argento di Pescara e il consulente tecnico – contabile Gennaro Baccile, presidente onorario dell’associazione in questione, professionisti, entrambi, coinvolti nelle difese in migliaia di contenziosi bancari.
La sentenza è stata emessa dal giudice unico del tribinale civile di Pescara, Marco Bortone, il 26 giugno scorso. La sentenza condanna la banca a restituire all’ex commerciante la somma complessiva per sorte capitale, interessi e spese di oltre 114.000 euro . La somma, spiega Sos Utenti, è così composta: «79.330,74 euro di rimborsi + gli interessi legali dal 15 ottobre 2004 (giorno di inizio della causa), ad oggi pari ad ulteriori 17.483,18 euro a tutto il 30 giugno 2014, a fronte di un apparente debito di 3.558,98 euro per complessive restituzioni di 100.372,90 euro».
«Ancora una volta», si legge ancora in una nota di Sos Utenti, «le motivazioni poste alla base di tale decisione si ravvisano nell’accertamento da parte del giudice di Pescara dell’illecita applicazione da parte della banca di interessi ultralegali, della capitalizzazione trimestrale degli interessi (cosiddetto. anatocismo), oltre all’illegittima applicazione delle commissioni di massimo scoperto e di tutti gli altri oneri ed interessi mai validamente pattuiti tra la banca ed il cliente».
Il tribunale di Pescara, prosegue Sos Utenti, «condannando la banca alla restituzione di tutte le somme illegittimamente addebitate e richieste all’impresa correntista, ha quindi accolto le richieste avanzate dall’ex cliente».
Il contenzioso, avviato nell’ottobre 2004, ha visto la nomina di un consulente tecnico nominato dal tribunale di Pescara, il quale ha effettuato tutti i conteggi relativi ai rapporti di conto corrente ripassati tra le parti e alle cui risultanze il giudice ha poi fatto riferimento per determinare le somme a credito dell’impresa correntista.
«Con questa pronuncia», commenta l’associazione Sos Utenti, «si conferma ormai un orientamento giurisprudenziale sempre più consolidato del tribunale di Pescara (e non solo) che ha comportato per diversi utenti bancari il passaggio da una posizione debitoria nei confronti delle banche a quella di creditori delle stesse».
«Ormai, non solo a Pescara, ma in tutti i tribunali abruzzesi», dice Gennarop Baccile, « è saldamente confermata la restituzione di interessi, spese, commissioni ed altri oneri illegittimi allorché mai espressamente pattuiti. Per tutti i rapporti creditizi fondati sulle aperture di credito in conto corrente e anticipi Sbf avviati prima del luglio 1992, purché non chiusi da oltre 10 anni, partendo da oggi, è ancora possibile citare in giudizio la banca per farla condannare alla restituzione del maltolto che spesso ammonta a notevoli importi e stimabili, come nel caso della condanna che qui occupa, intorno al 70% di tutte le competenze a suo tempo addebitate, più gli interessi legali dal momento della richiesta fino al giorno del pagamento».
(cr.pe.)
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