Banca vuole mettere l’appartamento all’asta, stop del tribunale

18 Aprile 2021

Nel 2006 chiedono un mutuo di 150mila euro per acquistare una casa, pagano 68 rate per circa 70mila euro, poi nel 2013 il marito perde il lavoro e l’impresa della moglie va a rotoli. È una storia...

Nel 2006 chiedono un mutuo di 150mila euro per acquistare una casa, pagano 68 rate per circa 70mila euro, poi nel 2013 il marito perde il lavoro e l’impresa della moglie va a rotoli. È una storia sempre più comune. La banca cerca di rivalersi ma il primo tentativo va a vuoto dopo un ricorso della famiglia. Ora c’è anche un’ordinanza del tribunale di Pescara a vietare il pignoramento della casa. «L’ex Carichieti, tramite la Fedaia, società alla quale con una cartolarizzazione erano stati ceduti in blocco i crediti, torna alla carica nell’estate scorsa con un atto di precetto notificato alla giovane donna per un importo di 152.364,30 euro oltre spese e interessi. Da segnalare», spiega l’avvocato Mauro D’Amico, «che il mutuo originario era di 150mila euro e la mutuataria aveva già pagato 68 rate per circa 70mila euro». L’ordinanza del giudice Valeria Battista stabilisce un principio: «Le cessionarie dei crediti», spiega l’espropriazionista D’Amico, non
possono tirarsi fuori dalle eccezioni di merito che i debitori contestano alla banca cedente, come nel caso di specie la contestazione della probabile usura bancaria del contratto di mutuo stipulato con l’ex Carichieti. Inoltre, l’ordinanza dispone che un contratto di mutuo sospensivamente condizionato, ovvero con consegna differita, non può valere come titolo esecutivo, se non accompagnato da un atto di erogazione e quietanza notarile».