Bancario ucciso dal coronavirus Giordano, 60 anni, lascia due figlie

Funzionario prima in Carichieti e poi in Ubi banca, era uno sportivo appassionato di sci e ciclismo Il compagno di stanza in ospedale: ci facevamo forza a vicenda via messaggio, poi si è aggravato
PESCARA. Il suo cuore ha smesso di battere per colpa del Covid. Dopo circa una settimana ricoverato in rianimazione nell'ospedale di Pescara, Lanfranco Giordano non ce l’ha fatta e ieri mattina si è spento, lasciando nel più profondo dolore le sue figlie Beatrice, di 28 anni e Lucrezia di 24, la compagna Ilaria, di cui era innamoratissimo, il fratello Gianluca e i tantissimi amici.
Giordano aveva 60 anni, la sua carriera in banca era cominciata alla Unicredit per poi diventare responsabile corporate prima in Carichieti e poi all'Ubi banca.
Appassionato di sport, appena aveva qualche ora di tempo libero saliva in sella alla sua bici e faceva lunghe pedalate. Risultato positivo al coronavirus, un paio di settimane fa era stato ricoverato in ospedale, al quarto piano del reparto Covid. Dopo alcuni giorni però le sue condizioni si sono aggravate improvvisamente ed è stato necessario intubarlo.
«Non vivevamo insieme, perché i miei genitori sono divorziati, ma lui è sempre stato presente. Non ci ha mai fatto mancare nulla, sotto nessun punto di vista», racconta la figlia più piccola Lucrezia. «Lui c'era sempre, quando avevamo bisogno e quando non ne avevamo. C'era sempre. Ogni volta che usciva in bici, prima di rientrare, all'ora di pranzo, passava sotto casa, anche solo per un breve saluto. Papà era speciale, amorevole. Prima che si ammalasse, ci siamo visti nel cantiere di casa sua che stava ristrutturando. Abbiamo parlato di come sarebbe venuta».
L'altra grande passione del bancario era quella per lo sci e la montagna. Andava spesso nella seconda casa a Pescocostanzo, per immergersi nella riserva del bosco di Sant'Antonio. «Amava il mare e la montagna», dice ancora la figlia. «Abbiamo fatto tante bellissime vacanze insieme. Soprattutto quando eravamo bambine. Quando lo hanno ricoverato, ci aggiornava su come stava tramite messaggi, perché non si sentiva tanto di parlare. Negli ultimi giorni era molto giù», continua Lucrezia, senza riuscire a trattenere le lacrime per una perdita troppo dolorosa. «In una delle ultime conversazioni, gli ho detto che lo amavo tanto e lui mi ha risposto “ti adoro”. Quei messaggi li conserverò sempre. Giovedì sono andata a salutarlo in terapia intensiva e quando gli ho stretto la mano i suoi battiti sono aumentati. Sapeva che ero lì per lui». Non si capacita della scomparsa Riccardo Clinco, collega per oltre 15 anni in banca e amico di Lanfranco Giordano. «Anche io sono risultato positivo al Covid. Mi hanno ricoverato in ospedale due-tre giorni prima di lui. Eravamo entrambi al quarto piano e ci scambiavamo tanti messaggi», spiega.
«Abbiamo cercato di farci coraggio a vicenda e ironizzavamo spesso sui valori dell'ossigenazione. Poi però, 7 giorni fa io sono stato dimesso e lui si è aggravato improvvisamente e lo hanno intubato. Era un grande sportivo Lanfranco, un salutista. Stava attentissimo a mangiare bene ed era appassionatissimo di bici. Era un uomo simpatico, ma molto riservato. Ormai eravamo vicini alla pensione e ultimamente parlavamo tanto di questo. È tutto così infinitamente triste».
I funerali verranno celebrati domani mattina, alle 10,30 nella Chiesa di San Pietro Apostolo, la Chiesa del Mare.
Giordano è uno dei quattro decessi della provincia di Pescara, registrati nell'ultimo bollettino. Tredici in tutta la regione, con il bilancio complessivo che sale a 1.924.
Ieri sono stati 41 i nuovi casi accertati nel territorio provinciale, con il totale dei positivi che sale a 16.113. Due quelli in età scolare, dei ragazzi con meno di 19 anni.
A Pescara città, dall'inizio della terza ondata, per la seconda volta (la prima è stata domenica) il dato sui nuovi positivi riscontrati è a una cifra sola, con 8 casi, ma lunedì erano stati 46.
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