Bancarotta della Oma, la procura: «Processo per Angelucci e altri 8»

25 Giugno 2022

Con l’ex presidente di Confindustria, imputati fra gli altri anche Giancarlo Masciarelli e Rocco Pilotti Per l’accusa, «conseguivano indebitamente il profitto complessivo superiore a 85 milioni di euro»  

PESCARA. Arriva la richiesta di processo per l’ex presidente di Confindustria ed ex presidente della Camera di Commercio di Chieti-Pescara, Mauro Angelucci e per altri otto coinvolti nelle vicende del gruppo Angelucci.
NOVE IMPUTATI
Il pm Andrea Di Giovanni ha spedito le carte al giudice per l’udienza preliminare, chiamando in causa oltre a Mauro, anche il fratello Giovanni e il cugino Alessandro Angelucci, in relazione al fallimento della società Oma di Torre de’ Passeri. Insieme a loro, per rispondere a vario titolo di reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alle false comunicazioni sociali, per finire con i vari reati fiscali, ci sono anche Giancarlo Masciarelli, personaggio di spicco delle più importanti vicende giudiziarie legate a società importanti, Rocco Pilotti, «quale concorrente morale», come scrive la procura, e poi il sindaco Giampaolo Canzano e i componenti del collegio Sandro Marcucci, Dario Di Matteo e Renato Marsili.
I TRE ANGELUCCI
«Con le loro funzioni di rappresentanza e direzione», scrive il pm Di Giovanni relativamente alle posizioni dei tre Angelucci che si alternarono alla guida della società, «mediante le condotte descritte nei capi di imputazione, conseguivano indebitamente il profitto complessivo superiore a 85 milioni di euro».
LA CONFESSIONE DEL 2019
La svolta nelle indagini arriva nell’estate del 2019 quando, mentre la procura indagava già da tempo sul gruppo Angelucci, Mauro decide di anticipare eventuali conseguenze più gravi e con i suoi avvocati va in procura a rendere una confessione: ammettendo una serie di reati fra cui falsi in bilancio e la bancarotta. Una strategia difensiva quasi obbligata. Ma il magistrato, con la guardia di finanza, aveva già incamerato elementi sufficienti per andare avanti nelle indagini.
IL REGISTA OCCULTO
La mente di queste operazioni che portarono al dissesto e al fallimento della Oma, sarebbe stata quella di Giancarlo Masciarelli, definito “consulente contabile-finanziario degli Angelucci e concorrente morale”; il regista occulto di una serie di operazioni per portare al fallimento la Oma (dichiarata fallita il 22 ottobre del 2019), dopo che era intervenuto l’auto fallimento della Holding Angelucci.
ALCHIMIE CONTABILI
Nelle 20 pagine di imputazioni, la procura spiega nei dettagli tutte le operazioni tecniche messe in atto dagli Angelucci, compreso un concordato preventivo mai portato a termine. Gli Angelucci avrebbero conseguito «un ingiusto profitto: nella specie, mantenere un medio-alto merito creditizio e garantire la perdurante erogazione del credito bancario e l’operatività sul mercato occultando la reale situazione economico-patrimoniale della società». Alchimie contabili attribuite anche a Masciarelli che però, stando alle accuse, aveva anche un suo preciso interesse. E a questo proposito viene citata l’operazione Simest, della società italiana imprese all’estero (la Oma aveva interessi anche in Romania), società del gruppo Cassa Depositi e Prestiti, che stilò un contratto per l’acquisto di una partecipazione in Oma del 27 per cento, versando 10 milioni di euro. Soldi che ebbero però una destinazione diversa: la Oma si era impegnata a utilizzare quelle risorse solo per «la realizzazione del progetto di investimento previsto dal contratto e a non utilizzarle per il salvataggio e la ristrutturazione delle sue passività», mentre Angelucci le avrebbe usate per «contenere l'esposizione debitoria bancaria, per ridurre le passività e per la gestione della società in danno soprattutto dei creditori diversi da quelli bancari».
IL CREDITO DI PILOTTI
Rocco Pilotti, coinvolto sia nella bancarotta sia nelle false comunicazioni sociali, avrebbe contribuito, insieme agli Angelucci, a provocare il dissesto della Oma, in particolare nei rapporti con le banche e nell'operazione Simest, intascando un credito di 2 milioni e mezzo di euro, per «presunte attività di consulenza in ambito finanziario in favore della società fallita, in realtà», come si legge nell'imputazione, «totalmente o parzialmente inesistenti».
Ora la parola passa al gup.
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