Bancarotta Naiadi, processo al via

Ieri la prima udienza a carico degli ex amministratori e soci della Progetto sport
PESCARA. Aperto ufficialmente il processo per la bancarotta fraudolenta a carico di ex amministratori e soci della Progetto Sport Gestione Impianti che gestiva il complesso delle piscine Le Naiadi. Prima udienza alla quale non hanno partecipato i quattro imputati che sono il commercialista Vincenzo Serraiocco (ex candidato sindaco di Pescara) che ricoprì la carica di presidente del cda fino al 31 gennaio 2019 e ritenuto amministratore di fatto anche nel periodo successivo; Livio Di Bartolomeo che sostituì Serraiocco nella carica; Daniele D’Orazio e Paolo Colaneri (quest’ultimo finanziere all’epoca in servizio a Popoli e ancora nelle fiamme gialle), ritenuti dall’accusa sostenuta dal pm Andrea Papalia, «soci, gestori e amministratori di fatto della medesima società fino al fallimento».
Ieri accusa e collegio difensivo hanno depositato le loro liste testi: un numero di testimoni che il collegio presieduto da Maria Michela Di Fine ha ritenuto «esagerato», ma che comunque per ora ha accolto in attesa di sfoltire le liste in corso d'opera. Fra i tanti testimoni che verranno citati, anche ex dipendenti delle Naiadi ed ex amministratori che dovranno chiarire una serie di aspetti per smontare, almeno questo è l’obiettivo delle difese, le accuse di bancarotta fraudolenta. Il pm Papalia ha anche chiesto la trascrizione di tutte le intercettazioni presenti nel fascicolo, tanto che la prossima udienza, fissata al 19 gennaio, dovrà servire solo per affidare l’incarico al perito. Poi il tribunale ha stilato un corposo calendario che andrà avanti fino a maggio prossimo, anche con udienze molto ravvicinate.
La società venne dichiarata fallita dal tribunale il 24 aprile del 2019 con un passivo di oltre 6 milioni di euro: secondo l’accusa gli imputati avrebbero compiuto una serie di azioni «allo scopo di recare pregiudizio ai creditori e di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto». Uno degli aspetti più delicati riguarda la questione dei 750 mila euro che la Regione versò alla società: soldi che in parte, stando all’accusa, sarebbero stati distratti. E poi la questione della società controllata, Progetto Sport Nuoto, la vera cassaforte, ceduta a Serraiocco e agli altri due soci, Colanero e D’Orazio, al valore nominale del capitale sociale di 900 euro (pagata quindi 300 euro a testa), mentre il fatturato medio annuo della società era superiore al milione e 600 mila euro. (m.cir.)

