Bancarotta Oma: indagini chiuse per Angelucci, Masciarelli e altri 7

26 Novembre 2021

Con l’imprenditore e il consulente finanziario, a rischio processo il collegio sindacale della società Il pm Di Giovanni: hanno conseguito indebitamente un profitto dell’importo superiore a 85 milioni

PESCARA. «Con le loro funzioni di rappresentanza, di amministrazione e direzione, mediante le condotte descritte nei capi di imputazione, conseguivano indebitamente il profitto dell’importo complessivo superiore a 85 milioni di euro». Si chiude così l'avviso di conclusione delle indagini, propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio, stilato dal pm Andrea Di Giovanni, che riguarda i protagonisti della bancarotta fraudolenta (oltre ad altri reati come una serie di falsi in bilancio, false comunicazioni sociali e reati fiscali) contestata a Mauro Angelucci, ex presidente di Confindustria ed ex presidente della Camera di Commercio di Chieti-Pescara (che a fine estate del 2019 decise di farsi interrogare, forse per evitare conseguenze più pesanti), a suo fratello Giovanni e a un cugino, Alessandro Angelucci, in relazione alla società Oma di Torre de’ Passeri, oggi affidata al commissario giudiziale, Roberto Costantini.
GLI ALTRI NOMI Insieme a loro, a rischiare un eventuale processo, sempre per reati legati alla bancarotta, c'è Giancarlo Masciarelli: nome noto per i suoi passati coinvolgimenti nello scandalo Fira e in quello denominato Sanitopoli, dai quali uscì con un patteggiamento per entrambi i processi, a 3 anni e 4 mesi. Indagati insieme a loro anche Rocco Pilotti (chiamato in causa per una distrazione di circa 2 milioni e mezzo di euro) e l'intero collegio sindacale della Oma: il sindaco Giampaolo Canzano e i componenti Sandro Marcucci, Dario Di Matteo e Renato Marsili, accusati di non aver vigilato e impedito la commissione dei reati contestati.
IL RUOLO DI MASCIARELLI Masciarelli viene definito dal pm «consulente contabile-finanziario degli Angelucci e concorrente morale». Sarebbe lui, stando alla procura e alle minuziose indagini della guardia di finanza, il regista occulto delle operazioni messe in atto dagli Angelucci per portare al fallimento la Oma di Torre de’ Passeri, dichiarata fallita il 22 ottobre del 2019, dopo che era intervenuto l’autofallimento della Holding Angelucci. «Al fine di conseguire», aggiunge la procura nelle contestazioni agli Angelucci, «un ingiusto profitto: nella specie mantenere un medio-alto merito creditizio e garantire la perdurante erogazione del credito bancario e l’operatività sul mercato occultando la reale situazione economico-patrimoniale della società ed in ultima analisi evitare il fallimento derivante dallo stato di dissesto della stessa». E per far questo, fra le altre cose, «esponevano falsi valori in relazione alla voce “Lavori in corso” (rimanenze finali) sovrastimando di fatto il valore delle commesse connesse alle predette voci».
Alchimie contabili che avrebbero avuto come regista Masciarelli, che però, stando alle accuse, aveva anche un suo preciso interesse. Viene citata l’operazione Simest, della società italiana imprese all'estero (la Oma aveva interessi anche in Romania oltre che in Toscana), società del gruppo Cassa Depositi e Prestiti che stilò un contratto per l’acquisto di una partecipazione in Oma del 27 per cento, versando 10 milioni di euro. Ma quei soldi ebbero una destinazione diversa: la Oma infatti si era impegnata a utilizzare quelle risorse solo «per la realizzazione del progetto di investimento previsto dal contratto e a non utilizzarle per il salvataggio, la ristrutturazione delle sue passività», mentre gli Angelucci e Masciarelli le usarono per «contenere l’esposizione debitoria bancaria, per ridurre le passività e per la gestione corrente della società in danno soprattutto dei creditori diversi da quelli bancari».
L’ACCUSA I quattro, sostiene sempre la procura, abusavano della procedura di concordato, compiendo «atti in frode», distraendo «il valore della Oma in favore della newco Omax, società riconducibile in parte agli stessi Angelucci in ragione della loro partecipazione occulta al capitale sociale attraverso le società AF Construction spa e Ibeam (rispettivamente e fittiziamente amministrate dai figli) ed allo stesso advisor Masciarelli (sia direttamente) quale regista occulto della soluzione concordataria al dissesto Oma e quale referente unico sia per la Oma che per la Omax spa della quale curava la costituzione e financo la corrispondenza e la creazione di una fittizia referenza bancaria». Masciarelli, subito dopo le perquisizioni ricevute, nel febbraio 2020, volle farsi interrogare per chiarire che il suo ruolo sarebbe stato soltanto quello di consulente chiamato a verificare conti e carte della società. Ma la procura non è dello stesso avviso.
IMPOSTE NON PAGATE E non ultimo, c'è anche l’omesso pagamento delle imposte e contributi previdenziali (sempre a carico degli Angelucci e Masciarelli), «generando un'esposizione debitoria sempre crescente dal 2001 al 2019 nei confronti dell'erario, Inps e Inail, fino ad una cifra di oltre 34 milioni di euro».