Banditi violenti al Compro Oro: commessa presa a pugni e schiaffi

Tre rapinatori assaltano il punto vendita di viale Bovio e fuggono con 3mila euro in contanti e gioielli Una donna nella banda: si è fatta aprire la porta dalla dipendente, che è stata poi chiusa in bagno
PESCARA. Le mani a coprirsi il volto tumefatto e negli occhi il terrore di attimi vissuti accanto ai banditi, disarmati, che l’hanno presa a pugni e schiaffi, prima di rinchiuderla nella stanza da bagno, per avere, successivamente, il tempo di darsi alla fuga.
È terrorizzata e sotto shock la commessa di Aurea, il compro oro di viale Bovio 269 assaltato ieri mattina da tre rapinatori, due uomini e una donna, che hanno portato via dai forzieri 3000 euro in contanti, oltre a gioielli, collane, bracciali, anelli e altri preziosi. E, sostenuta amorevolmente dal padre che si è precipitato in negozio a verificare le sue condizioni di salute, riesce a malapena a dire: «Appena entrati mi hanno detto di stare zitta, mi hanno picchiato e chiusa in bagno».
S.B., 35 anni, di Pescara, dopo il fatto è stata soccorsa e medicata dagli operatori di una ambulanza del 118 intervenuta sul posto insieme alla squadra volante, la squadra mobile e la polizia scientifica che ha effettuato i rilievi dopo la rapina. Quello di ieri è l’ultimo di una scia di sette colpi in città in poche ore, ieri intorno alle 11.30. I rapinatori, sui 50 anni, hanno agito a volto parzialmente coperto, forse con una calzamaglia calata sul viso. Non erano armati. Le telecamere interne al negozio hanno immortalato la scena del crimine, al vaglio degli investigatori. Si è finta cliente la donna della banda, «pelle scura e accento del nord», così ha riferito la testimone dell’assalto in pieno giorno su una trafficata viale Bovio, all’incrocio con via Milite Ignoto. La commessa ha aperto la porta e immediatamente è scattata la trappola. I complici erano appena dietro i vetri. «Sono amici, possono entrare?» così, secondo alcune testimonianze, li avrebbe annunciati la finta cliente.
Una volta dentro, sono cominciate le violenze. Che la commessa, impaurita, racconta al Centro senza versare una lacrima, solo tanto dolore alla testa, dove è stata colpita ripetutamente: «Mi hanno urlato: stai zitta e poi mi hanno chiusa in bagno» racconta reggendosi il volto dolorante con le mani. Nella stanza da bagno la giovane, che lavora nel negozio solo di sabato, è rimasta intrappolata per una quindicina di minuti, prima di riuscire a liberarsi da sola, grazie a una serratura debole, e a dare l’allarme. In tarda mattinata la Scientifica ha effettuato i rilievi per stabilire la dinamica della rapina. Il titolare della gioielleria ha seguito le operazioni degli agenti ha raccontato la sua versione dei fatti. Da stabilire con quali mezzi i malviventi siano arrivati e fuggiti dopo il colpo. Dalle attività commerciali vicine, nessuno ha sentito «urli o sgommate», qualcosa che potesse dare segnali di una rapina in corso. I banditi, escluso per ora che si tratti di stranieri (nel caso degli uomini pare che avessero un accento romano), hanno agito con rapidità e poi sono spariti.
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