Bar in gestione, assoluzione per l’ex rettore

La Corte dei Conti proscioglie Cuccurullo: l’affidamento del punto ristoro non provocò danni
PESCARA. «Franco Cuccurullo deve essere assolto». L’ex rettore dell’università d’Annunzio, 73 anni di Chieti, non deve risarcire l’ateneo di Chieti-Pescara con 443 mila euro. A deciderlo è stata la Corte dei Conti che ha chiuso così il caso dell’affidamento di un bar nelle facoltà di viale Pindaro.
A far scattare l’accertamento contabile della procura regionale della Corti dei Conti nei confronti dell’ex rettore era stata, nel 2015, la segnalazione di un funzionario apicale della d’Annunzio: secondo l’esposto, Cuccurullo avrebbe affidato il bar nel 2004 a un prezzo di affitto annuo troppo basso e, pertanto, avrebbe provocato un danno alle casse dell’ateneo quantificato in 443 mila euro. Secondo la denuncia, nel 2004, la d’Annunzio avrebbe affidato il servizio del punto ristoro a una ditta di Pescara, senza una gara d’appalto, per soli 6 mila euro all’anno mentre, dopo la gestione Cuccurullo, il canone è stato rialzato fino a 131 mila euro nel 2015.
Ma per i giudici contabili che hanno passato al setaccio la vicenda, Cuccurullo non è responsabile anche perché, sottolineano, un rettore dalla formazione accademica non deve occuparsi direttamente dell’affidamento in gestione di un bar. Un passaggio centrale della sentenza riguarda l’apertura del bar, ormai 12 anni fa. La Corte dei Conti sottolinea che, all’epoca, non si poteva conoscere né ipotizzare il giro d’affari dell’attività: «Si trattava, nel primo periodo, dell’affidamento in concessione di un punto di ristoro all’interno della struttura universitaria, esercizio del quale, all’epoca, non era sufficientemente nota l’effettiva potenzialità di guadagno», dice la sentenza, «il canone richiesto illo tempore, pertanto, non si presentava palesemente inferiore rispetto alla concreta redditività, emersa e dispiegata, come anticipato e secondo quanto appresso specificato, soltanto postea». E poi, sottolinea la magistratura contabile, che i tempi non coincidono: Cuccurullo è stato rettore fino al 2012 mentre la gestione del bar è scaduta nel 2015. «I tempi, in altri termini, coincidono solo parzialmente e, del resto, appare assai difficile ipotizzare una responsabilità del convenuto estesa a rilevanti e decisive vicende che trovavano ulteriore svolgimento o più deleteri effetti in momenti successivi alla cessazione dalla carica in argomento».
Secondo la Corte dei Conti, l’assenza di una gara d’appalto può essere un elemento di illegittimità ma non c’è alcuna colpa di Cuccurullo. «In ogni caso, non può ritenersi che la condotta di Cuccurullo, al di là delle violazioni procedimentali censurate dal pubblico ministero, sia connotata da colpa grave, intesa come scriteriatezza e massima negligenza nello svolgimento delle proprie funzioni. Tanto senza trascurare la prevalente formazione accademica del convenuto e la complessità delle funzioni al medesimo notoriamente intestate».

