«Barriere architettoniche: la Regione ignora la legge»

Parte la battaglia di denunce pubbliche da parte di Cgil e Carrozzine determinate Ranieri e Ferrante cominciano dal caso della passerella-trappola all’Emiciclo
L’’AQUILA. In Abruzzo solo 24 Comuni su 305 sono in regola con la legge che obbliga di abbattere le barriere architettoniche. L’8 per cento di enti locali che rispettano i diritti di chi vive su una carrozzina è una dato misero. Che diventa più sconfortante se ci si imbatte nello scivolo di legno montato su tre scalini nel palazzo del Consiglio regionale all’Aquila. È una passerella per disabili con una pendenza del 22%: quella massima per evitare che la carrozzella si ribalti in salita è dell’8%.
Da questo punto, dove proprio la Regione dà il cattivo esempio, parte la denuncia di Cgil e Carrozzine determinate. COSA CHIEDONO
Una legge regionale a tutela dei cittadini disabili; fondi specifici per aumentare gli importi ed accorciare i tempi dei rimborsi per chi abbatte le barriere architettoniche, sulla scorta di quanto già fatto da molte altre Regioni; approvazione del Peba (Piano di eliminazione delle barriere architettoniche), che deve essere subito esecutivo; istituzione di un registro regionale dei Peba per monitorare e promuoverne l’adozione da parte dei Comuni “fuorilegge”.
Sono alcune delle richieste che Carmine Ranieri, segretario del principale sindacato dei lavoratori, e Claudio Ferrante, paladino dei diritti negati, avanzano alla Regione Abruzzo, «inadempiente da 36 anni», auspicando una «risposta concreta ed immediata», perché «non è più accettabile che le istituzioni violino costantemente i diritti alle persone con disabilità».
INSIEME AI 5 STELLE
«Di recente», affermano Ranieri e Ferrante, che ha assunto il ruolo di responsabile regionale Cgil Ufficio politiche per la disabilità, «il consigliere regionale Francesco Taglieri ha posto un problema importante e serio come quello dell’accessibilità per una piena inclusione delle persone con disabilità. Infatti la disabilità è una condizione di salute in un ambiente sfavorevole; e sono proprio le barriere a limitare l’attività dell’individuo».
IL PRIMO PASSO
«Il 5 aprile scorso, all’incontro degli Stati Generali delle Politiche per la Disabilità e per il Sociale davanti all’assessore Pietro Quaresimale e alla ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli», ricordano, «abbiamo denunciato la gravissima situazione che le persone con disabilità vivono in Abruzzo, specificando come proprio la Regione sia completamente fuorilegge da 36 anni per non aver approvato il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche previsto da una norma del 1986. Basti pensare che l’avvocato di Chieti Antonella Bosco, ex consigliere regionale, a marzo ha dovuto diffidare l’ente regionale per le barriere architettoniche esistenti all’ingresso del luogo istituzionale più importante, cioè la sede del Consiglio. È stato infatti creato uno scivolo con una pendenza del 300% rispetto ai limiti massimi fissati dalla legge. Inoltre, nelle immediate vicinanze dell’Emiciclo, ci sono ben quattro servizi igienici, tutti inaccessibili».
CHI SA VEDERE
Non è un caso che l’avvocato Bosco sia stata promotrice della nascita della legge numero 1 dell’11 febbraio 2008 che costringeva i Comuni abruzzesi a costruire opere pubbliche senza barriere architettoniche. Anche lei, come Ferrante, vive su una carrozzina.
Ma da 15 anni tutti i governi che si sono succeduti non hanno voluto approvare le relative commissioni di verifica per rendere esecutiva la legge.
ANCHE IL PRIVATO.
«Non è da meno», sottolineano Ranieri e Ferrante, «la questione relativa al finanziamento per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati previsto dalla legge 13/89: per poter rendere accessibile a tutti la propria abitazione bisogna attendere due anni. E si ottiene solo una modesta somma di rimborso per la spesa. È una legge anacronistica, lo abbiamo denunciato per anni anche con proteste eclatanti».
TEMPO SCADUTO
La Regione deve rispondere. La Cgil ha chiesto di essere ascoltata dalla quinta Commissione che si occupa di salute e sicurezza sociale ed è presieduta da Leonardo D’Addazio che, prima di diventare consigliere di FdI, ha trascorso una vita da sindacalista Cisl. Non può tirarsi indietro.

