Basilisco non si trova da due anni, la moglie: «Un incubo infinito, siamo stati abbandonati»

Il giallo del Voltigno. L’imprenditore Italo Basilisco, 70 anni, era andato in montagna a cercare funghi. Da allora nessuna traccia. Il dolore della famiglia tra ipotesi, ritardi e l’angoscioso confronto con il caso Benso «Ora facciamo ricerche privatamente». (Nella foto, Italo Basilisco e la moglie Rita Di Zio)
VILLA CELIERA. Un marito svanito nel nulla, due figli che non hanno più un padre e due nipoti privati del loro nonno. Oggi ricorrono esattamente due anni dal giorno in cui si sono perse le tracce di Italo Basilisco, l’imprenditore di 70 anni scomparso tra i boschi di Villa Celiera, nella riserva naturale del Voltigno, mentre cercava funghi insieme al fratello Orazio, cinque anni più grande di lui.
Da quella mattina si sono susseguiti giorni frenetici e drammatici di ricerche: perlustrazioni via cielo e da terra, droni, cani molecolari e il dispiegamento di ogni tecnologia disponibile. Poi, con il trascorrere inesorabile del tempo, il clamore si è spento, i riflettori si sono allontanati e le battute si sono affievolite. Oggi di Italo resta soltanto un fascicolo sulla scrivania della Procura di Pescara. Per il resto nessun traccia, come svanito nel nulla. «Mi sono dovuta organizzare privatamente per quanto riguarda le ricerche, lo Stato ci ha abbandonati», denuncia con amarezza Rita Di Zio, la moglie di Italo.
In questa estenuante attesa senza fine, Rita si aggrappa alla tragica vicenda di Marco Benso, l’uomo scomparso nell’Aquilano i cui resti – una mandibola ritrovata sul Monte Cagno – sono riaffiorati solo dopo due anni. «Alla luce di quella storia, mi sento esattamente come sua figlia Paola. I dubbi mi divorano ogni giorno: Benso è stato ritrovato nello stesso punto in cui avevano cercato circa centinaia di unità tra carabinieri, soccorso alpino, speleologi e cani da cadavere. Era lì, dove nessuno era riuscito a vederlo. Non so se questo cerchio si chiuderà mai anche per me, né come o quando. Non so se accadrà allo stesso modo, con il drammatico ritrovamento di un teschio o di un resto osseo. È terribile anche solo pensarlo, ma questa è la cruda realtà con cui devo convivere ogni giorno». Oggi, l'unica testimonianza e le uniche parole a cui la famiglia può disperatamente aggrapparsi restano quelle di Orazio, il fratello che quella mattina era con lui, ultimo a vedere Italo Basilisco vivo.
LA SCOMPARSA
Quel giorno di due anni fa, i due fratelli si erano dati appuntamento intorno alle 9. A bordo di una Ford Fiesta bianca si erano diretti verso la macchia di Villa Celiera per coltivare una passione di una vita. «Mio marito era un esperto, andava per funghi da sempre, conosceva la montagna», ricorda la moglie Rita. Una volta giunti sul posto, i due si sono separati con l'accordo di ritrovarsi più tardi. Ma al punto di incontro Orazio è tornato da solo: di Italo non c’era più alcuna traccia.
È qui che si snoda il primo doloroso interrogativo che tormenta i familiari: i tempi dei soccorsi. «Gli rimprovero di aver fatto passare troppo tempo prima di dare l'allarme», spiega Rita con voce spezzata. «Io l’ho saputo solo alle due del pomeriggio, e tramite mio figlio». In due anni di assenza e silenzio la mente lavora senza sosta, oscillando tra ipotesi razionali e disperazione: «A distanza di due anni il pensiero è sempre lo stesso, fisso, martellante: Ma com'è possibile?», continua Rita, «non so più cosa pensare. Una cosa però è certa: non è mai stato trovato nulla, nemmeno un oggetto. In questo tempo abbiamo passato al vaglio ogni scenario. Un attacco di un lupo? Il lupo non consuma la preda sul posto, la trascina nella tana; eppure non sono mai stati trovati segni di trascinamento né tracce di sangue. Un cinghiale? Ammettiamo pure che Italo avesse già raccolto dei funghi: un cinghiale avrebbe puntato al cesto, ma non si sarebbe certo mangiato un cesto o le scarpe trekking. Un orso? Ce ne sono due in zona, stazionano in un'altra area e non si avvicinano mai alle zone picnic frequentate dalle famiglie».
DUE ANNI DOPO
Due anni dopo, la ricorrenza dell’assenza di Italo non è come le altre: è il riassunto di un dolore che si rinnova ogni mattina, tra il ricordo di ciò che si sarebbe potuto fare e il peso di un destino che forse si poteva cambiare. «Sto male, sto male ogni singolo giorno», dice ancora Rita. «Un uomo non c'è più; due figli sono stati privati del padre e due nipoti non hanno più quel nonno al quale erano legatissimi. Per noi non è solo la ricorrenza di oggi: per la nostra famiglia, questo strazio si ripete tutti i giorni».
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