«Basta con le cannonate in mare»

Castaldi (M5S) contro gli effetti della sentenza che sblocca le trivelle
PESCARA. «Ci faremo nuovamente promotori di un'iniziativa parlamentare per vietare l'utilizzo dell’air gun per la ricerca di idrocarburi in mare, partendo dal lavoro già avviato nella precedente legislatura».
Il senatore abruzzese dei 5 Stelle, Gianluca Castaldi, scende in campo dopo che una sentenza del Consiglio di Stato ha respinto definitivamente i ricorsi delle Regioni Abruzzo e Puglia contro l’uso di cannonate di aria compressa per scoprire giacimenti di petrolio e gas in Adriatico. «C’è un mio disegno di legge che dispone il divieto di utilizzo dell’air gun, una tecnica di ispezione dei fondali devastante», ricorda Castaldi, «bastava la volontà politica di approvarlo, volontà che è mancata ai partiti di maggioranza». L'Abruzzo si è rivolto al Consiglio di Stato partendo dal principio di “precauzione”, ma i ricorsi sono poi stati ritenuti “infondati e in parte inammissibili”. Così dietro l’angolo c'è una nuova ondata di autorizzazioni alle trivellazioni dall'Emilia Romagna alla Puglia «con danni al turismo e alla pesca», afferma il pentastellato. Oltre alle due istanze di prospezione, oggetto della recente sentenza del Consiglio di Stato sulle coste ioniche pugliesi, c’è una terza istanza di prospezione per ulteriori 4 mila kmq nel Golfo di Taranto, insieme ad altre 16 istanze di nuovi permessi di ricerca, per un totale di 9.500 kmq e due permessi di ricerca già rilasciati. «Nell’ambito di queste richieste, nel solo mese di settembre 2017, il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato ben 6 pareri favorevoli per effettuare indagini attraverso l’utilizzo dell’air gun», continua Castaldi, «occorre fermare tutte le richieste non ancora autorizzate e attuare subito la politica energetica sostenibile che il M5S ha già proposto attraverso un Programma Energetico nazionale. Il comparto delle fonti rinnovabili diffuse sul territorio», conclude, «infatti creerebbe, per ogni miliardo di euro investito, oltre 17.000 posti di lavoro, con risparmi enormi anche nella spesa sanitaria». (l.c.)

