Battaglia legale di Dolc’è per avere il bar Camplone

Masciangelo rivendica il contratto firmato a dicembre con la famiglia Ghiotti I proprietari: non ha valore. E intanto va avanti la trattativa con il fast-food
PESCARA. «Il contratto è valido e le chiavi le abbiamo, eccole qua». Mentre la trattativa tra i proprietari del locale e la catena America Graffiti va avanti per aprire al posto della gelateria Camplone di corso Umberto un fast-food in stile anni Cinquanta, i fratelli Marco e Mauro Masciangelo si sono rivolti all’avvocato. «Una parte del locale, quella centrale della famiglia Ghiotti tocca a noi, 82metri quadrati: c’è un contratto sottoscritto il 28 dicembre scorso», protestano i due titolari della gelateria Dolc’è di via Roma che proprio sul Centro lo scorso 31 dicembre, avevano illustrato il loro progetto imprenditoriale: una bakery tutta italiana con gelati per tutti i gusti, anche per celiaci e intolleranti, e yogurt prodotto a Caramanico Terme che, con l’insegna”Premiata gelateria artigianale Caramanico Terme” avrebbe dovuto occupare la parte centrale della prestigiosa gelateria Camplone. E invece, niente. Un nulla di fatto che proprio non va giù ai due fratelli Masciangelo che già un anno fa videro sfumare un’altra apertura in corso Umberto, al posto della boutique Cascella dove invece si allargò Berardo.
«Ma questa volta non molliamo», dicono convinti, «anche perché», spiega il mastro gelatiere Mauro Masciangelo, «da quando abbiamo sottoscritto il contratto ci siamo esposti economicamente e su vari aspetti. A cominciare da un finanziamento di 23mila euro chiesto proprio per affrontare le spese vive di questa nuova apertura. Ma non solo. Abbiamo stipulato un contratto con una ditta marchigiana di arredamenti per 113mila euro, oltre ad aver contattato un’altra ditta per il gazebo all’esterno e oltre ai soldi versati ai proprietari: a novembre 3.600 euro per bloccare il locale, e a dicembre, quando è stato firmato il contratto, altri 11.600 euro che dovevano valere come due mesi di affitto più la caparra. Pensavano di essere tranquilli», va avanti Masciangelo, «e invece a marzo arriva il telegramma con cui i proprietari ci comunicano di non avere più intenzione di portare avanti la trattativa. Ci hanno rimandato indietro l’assegno da 11.600 euro e da quel momento le chiavi in nostro possesso non aprivano più il locale, dopo che evidentemente avevano cambiato anche la serratura. E tenendo presente che in tutti questi mesi», spiega ancora Masciangelo, «abbiamo contattato più volte i proprietari perchè il locale da 82metri quadrati che ci apprestavamo a prendere andava rifrazionato rispetto a tutta la gelateria che c’era prima. Ma questi lavori spettavano ai proprietari che si dovevano occupare anche di farci avere il nuovo progetto firmato dal catasto. E invece niente. Ma adesso ci siamo rivolti all’avvocato, perché fa fede il contratto, non possono trattarci così solo perché hanno avuto un’offerta più vantaggiosa».
Un attacco a cui la famiglia Ghiotti risponde così: «Il locale è tutto condonato e agibile, la verità è che il contratto non è stato registrato perché andava perfezionato con la classificazione energetica e la mensilità. Quella era una fotocopia che non valeva nulla e a cui abbiamo deciso di non dare seguito, con la riconsegna dell’assegno nello studio del commercialista, dopo quattro mesi di mancato interesse da parte loro. Ma adesso basta, per noi è una storia chiusa, ci abbiamo perso fin troppo tempo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

