Bcc Cappelle, esposto alla Banca d’Italia

30 Luglio 2015

La cordata anti-Borgia, il presidente indagato per incetta di deleghe, sollecita la vigilanza su sofferenze e nomine dell’istituto

PESCARA. Non solo un’inchiesta giudiziaria, che vede indagato Samuele Michele Borgia dopo la contestatissima riconferma alla presidenza della Bcc di Cappelle sul Tavo. In ballo c’è anche un esposto alla Banca d’Italia, e al ministero dell’Economia, oltre a un ricorso, che sarà presentato nei prossimi giorni al giudice civile, per chiedere di intervenire sulle delibere assembleari, mentre è in fase di elaborazione una nuova istanza all’autorità giudiziaria per ottenere l’annullamento delle elezioni che hanno delineato il nuovo organigramma della banca di credito cooperativo.

Non si può che è chiusa la battaglia per il ricambio dirigenziale nell’istituto di credito di Cappelle, che solo poche settimane fa ha inaugurato i nuovi uffici di rappresentanza in via Nicola Fabrizi, a Pescara. Non si arresta infatti la contesa, a colpi di carta bollata, che ora alimenta non poche preoccupazioni in un territorio che ha già molte difficoltà per accedere al credito, assistere famiglie, anziani e giovani, oltre che sostenere e finanziare le piccole imprese. Fatto è che la conferma al terzo mandato del presidente Borgia ha suscitato e alimenta la reazione di una cinquantina di soci, che nel corso dell’ultima elezione, hanno sostenuto la candidatura al vertice della banca dell’ex vice presidente Filippo Falconio, a sua volta appoggiato da una cordata di imprenditori che fa riferimento al presidente del Pescara calcio Daniele Sebastiani. Sul fronte dell’indagine penale, affidata al sostituto procuratore Barbara del Bono, del Tribunale di Pescara, si sta cercando di fare luce sulla regolarità delle votazioni seguite all’assemblea dei soci del 27 aprile scorso, quando Borgia riuscì a spuntarla per circa 140 voti, contro tutte le previsioni della vigilia, sullo sfidante Falconio. Margine sufficiente a legittimare il terzo mandato alla Bcc, a giudizio di Borgia. Non per i suoi detrattori, i quali, al contrario, ritengono molto risicato il successo del presidente e per giunt a «viziato» da una sospetta gestione delle deleghe dei soci. Sospetti che hanno indotto gli sconfitti a sollecitare chiarezza anche in sede penale e gli inquirenti a procedere a un’acquisizione di atti nella sede della banca di Cappelle, quindi a indagare Borgia per il reato di incetta di deleghe. E non è tutto. Per la cordata fedele a Falconio, c’è ora la necessità di chiarire perché l’istituto di Cappelle segnali «indici di sofferenze degli impieghi dell’8,69%», oltre la media delle banche di credito consorelle; e perché la stessa banca registri «sofferenze per 21 milioni di euro rispetto a un capitale ridotto a 33 milioni». Questa è almeno la diagnosi proposta da chi contesta la governance del presidente Borgia nell’esposto alla Banca d’ Italia firmato dall’avvocato Maurizio De Nardis.

Nello stesso esposto, si contesta anche la nomina di Domenico Galizia (presidente Confidi Confartigianato Chieti-Pescara) , avvenuta sempre nell’assemblea dei soci di aprile, nel Cda della banca. Tant’è che Galizia, non essendo socio, è stato qualche giorno dopo costretto a dimettersi e a sua volta sostituito da un artigiano di Cepagatti, Antonio Gabriele. In cantiere, da parte della fronda anti-Borgia anche i ricorsi al giudice civile e, di nuovo, all’autorità giudiziaria per chiedere l’annullamento delle elezioni di aprile. (f.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA