Becci accusato di turbativa falso e abuso per un appalto

25 Marzo 2015

PESCARA. E’ finito in un’inchiesta della procura di Sulmona il presidente della Camera di commerio Daniele Becci accusato di turbativa d’asta, falso e abuso d’ufficio per una vicenda legata all’affida...

PESCARA. E’ finito in un’inchiesta della procura di Sulmona il presidente della Camera di commerio Daniele Becci accusato di turbativa d’asta, falso e abuso d’ufficio per una vicenda legata all’affidamento di un appalto da 800 mila euro per il completamento della rete idrica e fognante di Ateleta.

Un appalto che, secondo l’accusa, sarebbe stato pilotato dal presidente della Camera di commercio di Pescara e dell’ex tecnico del Comune di Ateleta Mario Crivelli, anche lui finito sotto inchiesta insieme al fratello di Becci.

Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio e i tre dovranno comparire di fronte al giudice per l’udienza preliminare di Sulmona il 9 aprile. Nel frattempo, la difesa del presidente della Camera di commercio rigetta tutte le accuse.

La vicenda è quella legata all’affidamento di un appalto da 800 mila euro per il completamento della rete idrica e fognante di Ateleta, un appalto che per l’accusa sarebbe stato turbato per fare in modo che ad aggiudicarselo fosse la ditta Becci costruzioni.

E per farlo, sempre secondo la procura di Sulmona, l’ex tecnico del Comune di Ateleta è accusato di aver predisposto alla fine di febbraio 2010 i documenti a corredo dell’offerta in epoca successiva all’apertura del plico con lo scopo – sempre secondo l’accusa – di alterare la procedura e il risultato della gara. Secondo la procura l’appalto inoltre, venne spacchettato in tre parti per permettere l’affidamento tramite licitazione privata, cottimo fiduciario e procedura negoziata abbassando sotto la soglia dei 500 mila euro l’importo di ciascun appalto ed evitando così di dover ricorrere a una regolare gara pubblica.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Ateleta e sono nate in seguito a una segnalazione.

La difesa respinge tutte le accuse: «Non c’è stata alcuna manovra per procedere allo spacchettamento dell’appalto, la divisione dei lavori era già prevista in fase di progettazione».