«Bene i pm, adesso subito la bonifica»

5 Ottobre 2014

Gli ambientalisti il giorno dopo le richieste di condanna per 180 anni nel processo per la discarica dei veleni di Bussi

PESCARA. «Bene i pm. Ora si parta con la bonifica». È in sintesi questa la reazione di parti civili e ambientalisti alle 18 richieste di condanna, in Corte d’assise, a Chieti, nel processo sulla discarica di Bussi, nella quale, dieci anni fa, si scoprirono le sostanze inquinanti presenti nel polo chimico industriale. Richieste, da parte dei pubblici ministeri, Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini, venerdì scorso, nel processo a porte chiuse, che, per 18 dei 19 imputati finiti alla sbarra (per uno è stata chiesta l’assoluzione), variano da un minimo di 4 anni ad un massimo di 12 anni e 8 mesi.

Ma le pene richieste sarebbero state più alte se il processo si fosse svolto con il giudizio ordinario e non, invece,, come richiesto dagli imputati, già in fase di udienza preliminare, col giudizio abbreviato (dunque in camera di consiglio, senza sentire testimoni, e senza alcune procedure previste dal giudizio ordinario, e con uno sconto sulla pena di un terzo in caso di condanna).

«Il lavoro svolto dai due pm», dice Augusto De Sanctis, del Forum dell’acqua, all’indomani delle richieste di condanna, «rappresenta un documento storico. È una requisitoria che serve a comprendere quello che è successo in questi anni», sottolinea De Sanctis. «E ora la ricostruzione dei pm su basi documentali deve far riflettere sull’emergenza di far bonificare la Val Pescara, prima che la situazione diventi irreversibile. Si parta con una task force, con il ministero dell’Ambiente, le Asl, comprese le multinazionali, per bonificare subito», conclude De Sanctis.

E sul valore «storico» del lavoro svolto dalla pubblica accusa nel riordinare i tasselli della vicenda, ha insistito anche il delegato regionale del Wwf, parte civile nel procedimento, Luciano Di Tizio, visto che avrebbe voluto che alle udienze avesse potuto partecipare la cittadinanza. «È stato un vero peccato che non sia stato un processo pubblico», ha evidenziato Di Tizio. «Meritava di essere conosciuto da tutti».

Poi il leader ambientalista entra nel merito della conclusione della requisitoria. «Le richieste dei pm sono in linea con le pene previste e ora toccherà alla Corte decidere. Il quadro che è venuto fuori è tuttavia preoccupante e la tesi accusatoria è corroborata da documenti. Insomma, la pubblica accusa ha svolto secondo noi un lavoro eccellente. Comunque, a parte i destini processuali, adesso», osserva Di Tizio, «si deve trovare una soluzione per la bonifica. Già, poiché poi la vera giustizia dovrà essere la bonifica, tenendo anche conto che abbiamo allevato i nostri figli con acqua inquinata».

Altra associazione che si è costituita parte civile nel processo è Codici, la quale tutela gli interessi dei consumatori. «La responsabilità penale è apparsa chiara ed evidente», ha spiegato il legale, Gaetano Di Tommaso. «Riteniamo che la discussione dei due pm sia stata ineccepibile e che le pene richieste siano commisurate ai singoli casi». Inoltre il legale di Codici ha annunciato che chiederà un risarcimento per danni non patrimoniali, «per lesioni dei fini statutari alla nostra associazione».

In camera di consiglio ora si tornerà il prossimo 10 ottobre per gli interventi dell’avvocatura dello Stato e della Regione e poi, a seguire, entro il 17 ottobre, tutte le parti civili, per arrivare, alle difese, entro il 12 dicembre. Infine la sentenza.

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