Bengalese ucciso, i due testimoni dal giudice

16 Gennaio 2024

Fissato al 22 gennaio l’incidente probatorio per cristallizzare i racconti che inchiodano il marocchino

PESCARA. Il gip del tribunale di Pescara ha fissato al 22 gennaio prossimo l’udienza per l’incidente probatorio richiesto dal pm Andrea Papalia per cristallizzare le dichiarazioni dei due testimoni oculari del delitto del bengalese Afjal Hossan Khokan (44 anni) che il 4 gennaio scorso, in via Gran Sasso, è stato accoltellato dal marocchino Brahim Dahbi (difeso dall’avvocatessa Rossella Serra), da quel giorno in carcere con l’accusa di omicidio.
Nell’immediatezza dei fatti, dopo aver fatto ascoltare dai carabinieri i condomini e gli amici della vittima che abitano nella palazzina davanti alla quale è stato colpito a morte il bengalese, il pm aveva fatto subito richiesta al giudice per far sì che quelle importanti dichiarazioni dei due testi oculari del delitto venissero prontamente assunte nella forma ufficiale, per poter entrare direttamente nel procedimento penale ed evitare un possibile inquinamento dovuto magari a pressioni o minacce che i due avrebbero potuto subire. Si tratta di due condomini che avrebbero assistito alla lite e alla rissa sotto casa: una donna che seguì ogni fase del litigio dal balcone, e di un uomo che, sceso in strada per uscire, prima cercò di dividere i litiganti e poi, nell’allontanarsi, assistette alla fase dell’accoltellamento. Entrambi accusano il marocchino di aver inferto le coltellate.
L’uomo ha riferito ai carabinieri di aver visto due suoi connazionali bengalesi litigare con il marocchino (che ha in affitto una stanza in quella palazzina). «Mi sono intromesso per cercare di far da paciere... poi mi sono allontanato e ho visto il magrebino con la mano destra impugnare un coltello da cucina e sferrare un colpo al mio connazionale». La donna (una nigeriana) avrebbe seguito il litigio, concluso con l’accoltellamento, dal balcone di casa. «Ho visto 3 bengalesi che discutevano animatamente con il marocchino. Uno dei bengalesi», riferisce in sintesi la donna, «ha preso un tondino di ferro e correva verso il marocchino». Quest’ultimo si sarebbe diretto verso il proprio alloggio, al piano terra della palazzina di via Gran Sasso, e ne sarebbe uscito con un coltello in mano e a quel punto sarebbero stati i bengalesi, a detta della donna, a scappare: «Ho visto il magrebino afferrare con la mano sinistra uno dei bengalesi e con la mano destra sferrargli un colpo frontale». Una ricostruzione che sarà ripetuta durante l’incidente probatorio per blindare le accuse contro il marocchino. Intanto si attendono i risultati delle analisi dei Ris sulle tracce di sangue rinvenute dai carabinieri su un coltello dell’arrestato trovato in casa del presunto assassino. Il marocchino nell’interrogatorio di garanzi, ha negato di aver colpito con il suo coltello la vittima, asserendo che sarebbe stato un connazionale, forse per errore durante la lite e che saprebbe riconoscerlo.