«Berlusconi e il terremoto: lavorava di notte coi tecnici per dare le case agli aquilani»

L’allora capo della Protezione civile ricorda le fasi della ricostruzione post-sisma «Consigliava come rendere confortevoli e accoglienti le abitazioni per gli sfollati»
L'AQUILA. «Dopo il sisma del 2009, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sognava una L'Aquila 2, sul modello di Milano 2. All'inizio, sulla ricostruzione, abbiamo avuto un'accesa divergenza di vedute. Berlusconi voleva fare quelle che poi, in qualche modo, sono state coniate come new town. Aveva tutta una serie di idee molto belle, ma erano iniziative che avrebbero richiesto un tempo di attuazione molto più lungo mentre io, da capo della Protezione civile, avevo l'esigenza di mettere immediatamente questi 70mila cittadini senza casa in alloggi decenti, confortevoli, antisismici, ma senza superfetazioni che erano assolutamente inutili».
La gestione dell'emergenza, l'urgenza di rimettere in piedi una città distrutta, le nottate al lavoro su faldoni di progetti, le inevitabili divergenze. È all'Aquila che l'ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e l'allora presidente del Consiglio Berlusconi hanno suggellato il momento di collaborazione più alto.
CI PRESENTò LETTA
Lo ha ricordato Bertolaso, in una lunga intervista rilasciata ai canali Mediaset ieri sera.
Guido Bertolaso ha ripercorso tutte le tappe di un sodalizio che si è consolidato con il terremoto dell'Aquila del 2009. «Fu Berlusconi a nominarmi capo della Protezione civile nazionale nel 2001. Quando me lo chiese gli dissi che ero contento, ma gli ricordai che, pochi mesi prima, avevo partecipato alla campagna elettorale di Francesco Rutelli, che si era conclusa con la vittoria del Cavaliere e con la sconfitta di Rutelli», ha detto Bertolaso, «lo conobbi grazie a Gianni Letta, in via del Plebiscito e gli dissi: “guardi presidente, io ho partecipato alla campagna elettorale con Rutelli”. Ma a lui non interessava cosa avessi fatto fino a quel momento. “Adesso pensi a lavorare”, furono le sue parole, e facciamo quello che dobbiamo fare. Lui è sempre stato uno dei nostri, veniva a vedere come procedeva, quali difficoltà c'erano».
VOLEVA L'AQUILA 2
E proprio a Letta spettò il compito di indirizzare su una strada diversa Berlusconi, dopo il terremoto del 2009. «Lui voleva realizzare "L'Aquila 2", ne era profondamente convinto», ha spiegato Bertolaso ripercorrendo le tappe dei difficili momenti dell'emergenza. Quando tutt'intorno c'erano solo devastazione e macerie. «La rinascita dell'Aquila fu una battaglia condotta in due, fianco a fianco, per risollevare le sorti della città», ha sottolineato Bertolaso, «Berlusconi, che ha iniziato con l'edilizia, metteva becco eccome nei progetti. Diceva “qua si deve fare così e qui no”. La ricostruzione dell'Aquila all'inizio non ci ha trovati d'accordo: i primi giorni abbiamo avuto un po' di contrasti a causa di impostazioni differenti su quello che c'era da fare e su come procedere».
Un rapporto che Berlusconi voleva paritario, ma in cui Bertolaso ha sempre riconosciuto la figura istituzionale di presidente del Consiglio.
«Nei lunghi colloqui ho sempre dato del lei a Berlusconi, mentre lui mi chiamava Guido. Mi dava del tu e mi stimolava, ogni giorno, a darmi del tu. Io gli ho sempre detto: lei è il mio presidente del Consiglio quindi io, nei suoi confronti, ho il massimo rispetto e la deferenza che un servitore dello Stato deve avere verso il proprio capo. Al di là di questo, le dico che non sono d'accordo con queste sue idee».
LE NOTTI INSONNI
«L'ho convinto a seguire un altro percorso nella ricostruzione, ma non è stato facile»» ha ricordato Bertolaso, «lui ha mandato giù, da Milano all'Aquila, alcuni suoi architetti perché voleva che mi spingessero a cambiare il nostro progetto. Alla fine è accaduto il contrario ed è stato lui a convincersi che avevamo ragione noi. Ha accettato le nostre proposte e ha voluto vedere tutti i progetti che l'ingegnere Gian Michele Calvi e il suo staff, nel frattempo, avevano predisposto. Guardava sempre tutti i disegni. Passava le notti nella nostra sala operativa; arrivava in elicottero da Milano, faceva la sua conferenza stampa, incontrava tutti quelli che doveva incontrare, dopo di che si iniziava a lavorare davvero e facevamo notte. La faceva soprattutto lui perché io andavo a dormire. Non sono un esperto di edilizia e, quindi, mi dedicavo ad altro. Lui, invece, con i miei ingegneri con i nostri tecnici, si metteva lì e discuteva: il balcone, la finestra, la stanza per i bambini deve essere un po' più grande, la cucina la voglio in questo modo. Era veramente un personaggio straordinario. Lavorare con lui è stato bello; ti motivava e coinvolgeva».
CURA MINUZIOSA
Negli alloggi del Progetto Case ogni cosa al suo posto: gli asciugamani in bagno, la lavatrice, il phon, piatti e bicchieri. Persino la pasta nella dispensa e un mazzo di fiori sul tavolo, accompagnato da un biglietto di benvenuto a firma del presidente Berlusconi. «Curava anche quello che i terremotati avrebbero trovato nelle case che li avrebbero accolti», ha dichiarato Bertolaso, «aveva lo stesso atteggiamento che io, da medico, ho sempre avuto. Le persone che hanno subìto dei danni, dei traumi, delle tragedie, come quella dell'Aquila in questo caso, hanno il diritto di essere trattate con i guanti bianchi. “Noi abbiamo il dovere di fare il massimo per loro”, diceva e io ero d'accordo. Non possiamo agire com'è successo nel terremoto delle Marche e dell'Umbria del 1997, quando sono stati collocati, quei poveri terremotati, in container dove morivano di freddo d'inverno e schiattavano di caldo in estate. Abbiamo fatto di tutto per rendere meno pesante il periodo post-terremoto, che comunque era doloroso e che sapevamo non sarebbe stato breve. Ci sono voluti più di dieci anni per ricostruire L'Aquila, adesso ci sono riusciti gli aquilani».
«Noi», ha proseguito Guido Bertolaso nel suo racconto-testimonianza, «volevamo che tutti i terremotati e gli sfollati si trovassero in condizioni confortevoli. Come se rientrassero a casa loro dopo un momento di grande tragedia. Ecco perché Berlusconi ha tenuto molto a far trovare tutto agli sfollati. Gli alloggi sono stati arredati con una cura minuziosa dei particolari, per renderli confortevoli e funzionali. Tutto in un lasso tempo brevissimo perché avevamo l'esigenza di fare in fretta, di restituire un tetto a chi l'aveva perso».
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