Berlusconi: ecco perché in Abruzzo siamo vincenti

24 Maggio 2019

Il Cavaliere è candidato alle Europee: «Abbiamo scelto le persone giuste. Come Masci a Pescara»

Il Cavaliere torna in sella e corre per un seggio al Parlamento Europeo. Silvio Berlusconi, 82 anni, affronta la campagna elettorale con l’energia di un ragazzino. Sarà capolista in 4 circoscrizioni su 5, compresa quella dell’Italia meridionale che include anche l’Abruzzo. L’astinenza elettorale a causa di alcune vicende giudiziarie e forse l’anomalia del quadro politico italiano lo hanno convinto a rimobilitare il suo popolo, quello di Forza Italia, con un impegno in prima persona. Anche perché, a detta sua, eredi all’orizzonte non se ne vedono. Lo abbiamo intervistato affrontando temi nazionali e abruzzesi.
Presidente Berlusconi, lei torna a candidarsi alle Europee in un momento in cui il sovranismo è forte. Il suo alleato elettorale alle ultime politiche, Matteo Salvini, ne è un esponente di spicco in Europa. Anche il governo italiano, di cui lui è vicepremier, sta assumendo posizioni radicali come nel caso dei migranti o della legittima difesa. Come pensa di conciliare l'alleanza? Riuscirà a ricondurlo su posizioni più moderate?
«Bisogna prima di tutto intenderci su cosa significa sovranismo. Se si intende l’orgoglio della nostra identità, del nostro passato, del nostro territorio, la volontà di difendere le radici cristiane e liberali della nostra società, il nostro stile di vita, allora sarei sovranista anch’io. Ma questo tipo di sovranismo può realizzarsi obiettivamente molto più nella dimensione europea che in quelle nazionali. Se invece il sovranismo è quello che – con il nome di nazionalismo – ha condotto l’Europa a due guerre mondiali, allora credo che sia davvero un’esperienza da non ripetere. Non per caso ho parlato di un nuovo sovranismo europeo al posto di quelli nazionali, anacronistici e velleitari. Intendo riferirmi a un’Europa che abbandoni il modello burocratico, centralistico, ottusamente contabile degli ultimi anni per tornare ad essere quella dei padri fondatori: una unione di popoli liberi, con una comune identità, dei valori comuni, capace di darsi una politica estera e di difesa comune per competere nel mondo globalizzato. Nessuno Stato nazionale oggi è in grado di affrontare da solo le grandi sfide del 21° secolo: penso all’ondata migratoria, della quale potremmo aver visto solo le prime avvisaglie; penso all’integralismo islamico; penso soprattutto all’espansionismo non solo economico ma anche politico della Cina, che al suo interno è ancora comunista ed è del tutto incompatibile con il nostro modello economico, sociale, politico. Per fare tutto questo occorre che la principale famiglia politica europea, i Popolari, di cui noi facciamo parte, faccia fronte comune con i liberali, i conservatori, la destra democratica, i sovranisti ragionevoli, abbandonando ogni ipotesi di collaborazione con i socialisti europei. È il grande progetto per realizzare il quale mi sono candidato».
Lei è molto critico sul reddito di cittadinanza. Quali le misure giuste per combattere la povertà dilagante?
«Prima di tutto, il reddito di cittadinanza è già fallito. Molti di coloro che speravano di beneficiarne non l’hanno ottenuto, altri hanno ricevuto cifre così irrisorie da costituire una presa in giro, così molti hanno addirittura preferito rinunciare. È stato uno spreco costosissimo, che ha ulteriormente dissestato i conti pubblici, e che renderà necessaria entro l’anno una nuova ondata di tasse sugli italiani, o sotto forma di aumento dell’Iva, con effetti disastrosi su consumi e crescita, oppure con una patrimoniale sulle case e sui risparmi.
Gli strumenti per combattere le povertà sono diversi: primo fra tutti la crescita e la creazione di posti di lavoro. Noi abbiamo in mente un grande programma di opere pubbliche, soprattutto al sud, per creare posti di lavoro, dare ossigeno alle imprese, superare il ritardo infrastrutturale che blocca lo sviluppo. Nei nostri progetti c’è anche l’eliminazione di ogni tassa e contributo sulle nuove assunzioni per le imprese che creino posti di lavoro al sud, finanziando questa misura con i Fondi Europei finora poco e male utilizzati. Infine le pensioni: porteremo quelle più basse a 1.000 euro per tutti, anche per le casalinghe, per le nostre mamme».
La flat tax, vostro cavallo di battaglia, è conciliabile con lo stato di salute economica dell'Italia, considerato di stagnazione?
«La flat tax ha dato risultati straordinari in tutti i paesi nei quali è stata applicata. Certo, si deve trattare di una vera flat tax, fissata al livello più basso possibile, che – per definizione – deve riguardare tutte le famiglie e le imprese. Vede, nella storia economica le potenti misure di sgravio fiscale non hanno mai prodotto un calo del gettito fiscale, al contrario per effetto della ripresa le entrate pubbliche sono cresciute. Le faccio un esempio: negli anni ’80 Reagan negli Usa ridusse l’aliquota massima addirittura dal 72% al 27%: ebbene, dopo breve tempo le entrate dello stato crebbero addirittura del 30%. Non soltanto, ma il 50% di quelle entrate era pagato dal 5% più ricco della popolazione. Dunque anche l’equità sociale era preservata. Politiche analoghe furono seguite all’epoca anche dalla signora Thatcher nel Regno Unito e in tempi recenti dal Presidente Trump negli Stati Uniti, innescando una crescita economia straordinaria e creando milioni di posti di lavoro. In Russia e in tanti paesi dell’ex mondo comunista si applica la flat tax con ottimi risultati. Perché da noi non dovrebbe funzionare? Naturalmente dev’essere accompagnata da un serio piano di contenimento delle spese».
In più di un'occasione ha invitato il capo della Lega a staccare la spina al governo per sostituirlo con uno di centro-destra. I numeri, però, non ci sono. Sta lavorando per nuove elezioni? E se sì, sarebbe un governo a trazione Lega?
«Credo che le elezioni anticipate siano la soluzione più giusta e più utile per l’Italia, dopo il crollo del disastroso governo giallo-verde. Penso che siano gli elettori a dover finalmente decidere da chi vogliono essere guidati. Non accade dal 2008, da quando si insediò il nostro ultimo governo. In ogni caso, il centro-destra di governo avrà in Forza Italia l’anima e la colonna portante, perché solo noi siamo coerenti continuatori delle migliori tradizioni politiche italiane, quella democratico-cristiana, quella liberale, quella riformista. Senza queste idee, senza la cultura del mercato, dell’impresa, delle garanzie, non si governa un paese avanzato come l’Italia».
In Abruzzo si vota alle Comunali a Pescara, dove il candidato Carlo Masci è un esponente del suo partito. In un suo recente comizio a Giulianova e a Montesilvano, Salvini non ha nemmeno nominato il candidato di Forza Italia, nonostante l'alleanza elettorale. Lei cosa ne pensa?
«Posso dire che come in ogni città abbiamo scelto insieme il candidato sindaco che avesse le migliori caratteristiche, non solo per vincere, ma anche per guidare al meglio per cinque anni l’amministrazione. A Pescara abbiamo individuato, con l’accordo di tutti, in Carlo Masci la figura più adatta e autorevole. Per me è una particolare soddisfazione perché fino a oggi Masci era il Coordinatore Provinciale di Forza Italia. Mi risulta peraltro che tutte le forze politiche, a partire dalla Lega, lo stiano sostenendo con calore e con energia, così come noi stiamo sostenendo i candidati di centro-destra in tutti i comuni. So che Salvini ha incontrato Masci e l’incontro si è svolto all’insegna della più grande cordialità. Il centro-destra in Abruzzo funziona, ha vinto bene le regionali, vincerà bene le amministrative. Voglio anzi ringraziare gli azzurri dell’Abruzzo, guidati dal nostro bravo coordinatore Nazario Pagano, che si stanno battendo molto bene in questa campagna elettorale e hanno messo in campo liste di qualità a Pescara e nelle altre città al voto».
Come si riconquista la fiducia dei sostenitori che non votano più Forza Italia o che disertano le urne?
«A loro vorrei rivolgere un appello dal profondo del cuore: questa volta si tratta di decidere davvero il futuro dei nostri figli e del nostro paese.
Da un lato occorre sfrattare il pessimo governo giallo verde, che ha ridotto l’Italia al fanalino di coda d’Europa, ha tagliato le speranze di lavoro per i giovani, ha aumentato le tasse e la burocrazia.
Dall’altro, ed è la ragione per la quale sono in campo, si tratta di cambiare l’Europa, di tornare al sogno europeo della nostra generazione, di tutelare in Europa e grazie all’Europa il nostro futuro. È una “lucida visionaria follia”, come diceva Erasmo da Rotterdam, alla quale intendo dedicare tutte le mie capacità, le mie energie, le mie relazioni nel mondo, l’autorevolezza che mi viene riconosciuta. Per questo chiedo agli italiani di darmi una mano, di darmi più forza scrivendo Berlusconi sulla scheda elettorale di fianco al simbolo di Forza Italia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA