Bicchiere e cartello in mano: ecco dove si chiede l’elemosina

22 Gennaio 2019

PESCARA. Guanti mozzati da cui si intravedono le dita, bicchiere di plastica e cartello di cartone in mano con su scritto: ho fame. Sono i particolari che hanno in comune i clochard che in città si...

PESCARA. Guanti mozzati da cui si intravedono le dita, bicchiere di plastica e cartello di cartone in mano con su scritto: ho fame. Sono i particolari che hanno in comune i clochard che in città si materializzano lungo le vie dello shopping in centro, ma anche alla stazione e nelle vicinanze del presidio ospedaliero tra via Fonte Romana e via Paolini. E' possibile tracciare una mappa della collocazione dei senzatetto di persone che fanno accattonaggio tra le vetrine luminose, lungo le vie del centro. Sono ad ogni angolo. Seduti contro le vetrine, sui marciapiedi, chiedono soldi ad alta voce anche ai clienti che parlottano ai tavoli dei bar. Sono giovani, sempre più giovani. C'è il ragazzo sui trentacinque anni, abbigliato di grigio e nero, che fa accattonaggio in via Firenze. Chiede soldi a destra e a manca, spazia rapidamente da un angolo all'altro. C'è chi lo guarda con fastidio, altri con indifferenza, una signora fa scendere la monetina subito ripresa dal fondo del bicchiere e infilata in tasca. Nello stesso momento, in corso Umberto, un altro giovane tende la mano e cerca lo sguardo di qualcuno pronto a far calare la monetina. Per minuti interminabili, non è accaduto. Più in là, sotto il porticato che si affaccia su viale Regina Elena, c'è un cartone ripiegato contro le vetrine di una banca, dimora notturna di uno dei tanti clochard che si ripiegano dentro le coperte, la testa al calduccio. Il cartone, all'uso, viene aperto e richiuso come si fa con gli scatoloni smontabili. Altri senzatetto scelgono, come angolo notte, le vetrine dell'ex Caffè Venezia, di via Nicola Fabrizi, sotto i portici, oppure l'aiuola di cemento di via Regina Elena, o gli angoli di via Sulmona e via Carducci, piazza Sacro Cuore. I commercianti, da un parte non vorrebbero che si parlasse di degrado e barboni perché l'argomento rovina gli affari. Però, poi, sono gli stessi esercenti che, non visti e in silenzio, donano coperte e cibo a questi poveracci che, quando non vanno nel rifugio comunale, dormono stesi contro le vetrine dei loro negozi, che al mattino devono ripulire da vomito e urina. Altri fanno accattonaggio davanti alle porte dell'ospedale o appena fuori dal presidio, accanto ai chioschi dei fiorai e fruttivendoli. Il problema esiste ed è sotto gli occhi di tutti. Seduti per terra, intabarrati a causa del freddo o col volto coperto per dignità, tendono la mano alla stessa altezza delle buste colme di regali che scorrono davanti ai loro sguardi persi nel vuoto. Gli ultimi giacigli li abbiamo scovati in via Fabrizi, col senza fissa dimora che dorme steso e ben coperto, tra due vetrine di un negozio sfitto e l'altro sotto i portici nel centro dello shopping dove due corpi si intravedono sotto una coperta multicolore. (c.co.)