Bici, passeggio e corsa senza mascherina e autocertificazione
Da lunedì, sia pur a distanza, sarà possibile svolgere attività motoria all’aperto. Si potrà nuotare solo in mare
PESCARA. Il mantra resta il solito: il distanziamento sociale che rimane sopra ogni forma di concessione. Ma da lunedì sarà possibile fare alcune di quelle cose che tutt’ora sono vietate e punite. Piccole conquiste che accompagneranno l’Italia verso la Fase 2 della lotta al coronavirus. Ad esempio, la possibilità di fare jogging o di uscire in bicicletta. Un alleggerimento delle restrizioni contenuto nell’ultimo decreto del presidente del consiglio dei ministri che ha aperto anche le porte alla ripartenza degli sport individuali, mentre quelli di squadra potrebbero tornare all’attività il 18 maggio secondo quanto annunciato dal premier Giuseppe Conte.
Il semaforo verde lunedì sarà dato per tutto quel che concerne l’attività motoria che riguarda oltre venti milioni di italiani. Di conseguenza, sarà possibile vederli in giro per strade, piste ciclabili e parchi (se i Comuni non li chiuderanno).
LE REGOLE. Non servirà l’autocertificazione per uscire di casa e fare attività motoria. Che sarà consentita per decreto. Salta, quindi, l’obbligo in «prossimità dall’abitazione». Ovviamente, occorrerà essere credibili per sostenere di fare jogging. Ovvero, evitare di uscire di casa in giacca e cravatta o in jeans e mocassino e sostenere di voler fare una corsetta. Un abbigliamento consono all’attività sportiva sarà il lasciapassare per dribblare i controlli. Non sono previsti tempi massimi per gli allenamenti. E non sarà obbligatorio indossare la mascherina, men che meno bisogneràò dotarsi di autocertificazione. Si potrà uscire anche dal proprio comune di residenza per fare sport. Non fuori dalla propria regione. Nel caso del ciclismo resta l’obbligatorietà del casco. Evitare gli assembramenti e mantenere il distanziamento sociale restano gli imperativi: sarà possibile passeggiare a un metro di distanza l’uno dall’altro, almeno due nel caso della corsa o, addirittura, cinque per chi va in bici o mountain bike. I runner potranno dare sfogo al proprio istinto su strada, nei parchi e nei sentieri. Camminare in spiaggia, in collina, in montagna o nei pressi delle campagne. Sarà consentito tutto quello che è attività motoria. Ai genitori sarà permesso di accompagnare i figli minorenni o chi non è autosufficiente (i disabili maggiorenni).
GLI SPORT PRATICABILI. Nel decreto non c’è l’elenco degli sport consentiti. Si fa riferimento genericamente agli sport individuali. Semaforo verde per il nuoto all’aperto, vela, canoa e windsurf. Si potrà andare con i pattini a rotelle e a cavallo. E poi bisogna interpretare. Anche il tennis è uno sport individuale, si può praticare negli impianti pubblici all’aperto, ma non all’interno di circoli o centri sportivi che resteranno chiusi. Si parla di primo giugno come data di riapertura anche per i circoli di golf. Nulla da fare per arti marziali, boxe, danza e ginnastica: le palestre saranno ancora sbarrate per i non professionisti. Stessa cosa per piste d’atletica e piscine, aperte solo per gli atleti abilitati dal Coni e dalle federazioni. Che stanno predisponendo un elenco di atleti di interesse nazionale che da lunedì potranno riprendere gli allenamenti.
LO STUDIO DEL POLITECNICO. Il decreto presenta delle zone d’ombra. Che il ministro per lo sport Vincenzo Spadafora cercherà di cancellare con l’aiuto di uno studio commissionato dal Coni al Politecnico di Torino sulla classificazione degli sport a rischio in materia di Covid-19. Secondo lo studio, tra gli sport meno rischiosi ci sono vela (ma solo in barche con equipaggio singolo), ginnastica artistica (ma non la ritmica), equitazione, golf e tennis. Tutti gli sport di contatto e di squadra, invece, figurano nelle categorie medio alte nei coefficienti di contagio. Per ognuno di essi figurano comunque i consigli per riprendere in sicurezza. Nel tennis ad esempio per giocare un match singolare (per il doppio le classi di rischio aumentano) vengono suggeriti gli occhiali per evitare contatto occhi-mani, panchine separate, palline personali (per evitare che l'altro giocatore le usi), ed evitare la contemporaneità a rete. Più facile l'allenamento a patto che si mantengano le distanze interpersonali tra maestro e atleta. La vela in barca singola è a contagio bassissimo a patto di lavare mani, imbarcazione e vele prima di ogni uscita. Più complicate judo e scherma (anche nell'allenamento con i maestri) mentre nel tiro con l'arco basta rispettare la distanza interpersonale.
Oggi il Coni ha in programma una call conference con le singole federazioni per cercare di dissipare i dubbi sul ritorno all’attività.
IL PROTOCOLLO DEL NUOTO. Stabilito che «le concentrazioni di cloro libero comprese fra 0,7e 1,5 mg/nell'acqua delle piscine, previste dalle norme vigenti, sembrano in grado di prevenire la diffusione del Covid-19» e che «l'evaporazione dell'acqua clorata potrebbe, almeno a breve distanza, limitare il rischio di propagazione di una carica virale infettante tramite le vie aeree», la Federnuoto ha varato, inserendole in un lungo documento, le misure di sicurezza da adottare per far ripartire, nella fase 2, l'attività nelle piscine per gli atleti di interesse nazionale. «Per quanto riguarda la densità di affollamento, si ritiene di conservare», è scritto nella nota della Fin, «l'indice, già previsto, di almeno 5 mq a persona negli spogliatoi. In acqua dieci metri. Per le palestre si considera un indice di 7 mq per persona».
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