«Bilancio gonfiato con una stalla» Esposto in procura

26 Novembre 2016

Sant’Eufemia, tre consiglieri della minoranza denunciano presunte irregolarità. Crivelli: «Questo è procurato allarme»

SANT’EUFEMIA. L'alpeggio comunale, una costruzione situata in alta montagna in località «Fonte Stefano Cerasa», già adibita a ricovero di animali, è causa di scontro fra gruppo di opposizione e maggioranza. Motivo della lite, che è finita sul tavolo del magistrato con un procedimento penale della procura della Repubblica assegnato al sostituto procuratore Paolo Pompa, l'iscrizione nel bilancio di previsione 2015 di una «locazione dell'alpeggio comunale», voce di entrata in positivo per 3mila euro.

Sono stati i componenti del movimento «Riuniamo Sant’Eufemia a Maiella», anche consiglieri comunali di minoranza Pino Mazzocca, Mauro Di Giacomandrea e Marco Palmieri che, per mantenere fede al loro programma elettorale, si sono impegnati ad eseguire una valutazione dei beni comunali al fine di poter proporre possibili loro impieghi per incrementare il movimento turistico ed attirare visitatori nel territorio, nonché elevare la redditualità delle casse comunali. Nella loro ricognizione si sono imbattuti nell'alpeggio di proprietà del Comune «ed essendo a conoscenza», scrivono nella nota inviata in procura, «che la costruzione non è mai stata data in affitto chiediamo di verificare se la voce di bilancio fosse solo una fittizia, iscritta tanto per gonfiare il documento finanziario previsionale».

I tre consiglieri hanno provveduto anche ad effettuare un sopralluogo per verificare le condizioni statiche ed igieniche del manufatto. «Il cancello di ingresso era divelto», riferiscono, «e sono saltati subito agli occhi materiali di risulta accantonati all'interno di una tettoia mentre negli altri locali, con amara sorpresa, abbiamo individuato un’enormità di materiali vari stipati all'interno. La varietà dei rifiuti è impressionante, vecchie scrivanie, pneumatici, vecchi materassi, tavoli in plastica appartenenti alla pro-loco, mobili per ufficio, bidoni contenenti diserbante, contenitori per la raccolta differenziata, vecchi manufatti in ferro e tanto altro».

Sulla base di quanto rilevato e nella considerazione che «nello stato in cui si trova non è idoneo ad essere affidato ad operatori agricoli o allevatori, sebbene la politica dell'amministrazione», prosegue la nota dei consiglieri, «sia imperniata sullo sfruttamento delle risorse naturali del territorio, nonché sulla manutenzione e sull’abbellimento delle strade cittadine, abbiamo deciso di segnalare, a chi di dovere, quanto rilevato». Un’informativa è stata inviata anche all’Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente (Arta) finalizzata «ad appurare se vi fossero violazioni al Testo unico ambientale». Il sindaco Francesco Crivelli, interpellato sulla questione, ha risposto di non saperne nulla. «Ho soltanto molti dubbi sulle competenze della minoranza su questa materia», ha detto. «Nutro comunque», ha sottolineato il primo cittadino, «tanta, tanta fiducia nella magistratura, affinché possa eventualmente ravvisare anche delle responsabilità di questi consiglieri per procurato allarme ed intralcio alla funzionalità della pubblica amministrazione per completa insussistenza delle ragioni sollevate».

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