Bimba uccisa nell’auto a fuoco La mamma sta migliorando

4 Giugno 2014

PESCARA. Si è svegliata, ma è sempre in gravi condizioni e non è ancora in grado di parlare, Ena Pietrangelo, la donna che il 27 aprile scorso ha inutilmente tentato di salvare la figlioletta di 5...

PESCARA. Si è svegliata, ma è sempre in gravi condizioni e non è ancora in grado di parlare, Ena Pietrangelo, la donna che il 27 aprile scorso ha inutilmente tentato di salvare la figlioletta di 5 anni morta nel rogo dell’auto appiccato dal papà della bimba. La donna, che ha riportato ustioni sul 45 per cento del corpo, è sempre in prognosi riservata. E’ assistita dagli psicologi. Gli uomini della Squadra mobile locale, diretti da Pierfrancesco Muriana, attendono il momento in cui potranno sentire la donna, ricoverata nella capitale: la sua testimonianza è fondamentale per ricostruire quanto accaduto in via Lago di Chiusi, quando Gianfranco Di Zio ha incontrato la sua ex compagna e la piccola Neyda, prima di dare fuoco a se stesso e alla piccola. Padre e figlia sono morti carbonizzati nella Peugeot blu, dove erano seduti sul sedile posteriore, dopo che Di Zio si è cosparso di benzina, mentre la donna è riuscita a salvarsi.

L’uomo in passato era stato denunciato dalla sua convivente per maltrattamenti in famiglia, era stato allontanato da casa e poi condannato. Ena Pietrangelo ha altre tre figlie, la più grande di 20 anni, le altre minorenni, avute da un precedente rapporto. Anche Cepagatti, dove vive, dal 27 aprile è in ansia per lei.