Bimbo di 19 mesi ucciso dal cane Il padre condannato a un anno

Sei mesi alla compagna: la coppia stava spostando dei mobili quando il piccolo andò in giardino Una volta fuori si avvicinò all’animale che, legato, lo morse alla testa, provocandone la morte
CEPAGATTI. La tragedia si verificò il 19 ottobre del 2016 a Cepagatti, quando un bimbo di appena 19 mesi venne morso sulla testa da un cane di grossa taglia. E morì. Per la morte del piccolo Ferdinando Di Rocco, ieri sono stati condannati il padre Manuel, a un anno di reclusione, e la sua seconda moglie, Sara Vadini a 6 mesi; assolta invece per non aver commesso il fatto, Filomena Di Renzo (difesa dall'avvocato Vincenzo Di Girolamo), la madre della Vadini, che abitava al piano superiore e alla quale era stato affidato il bimbo per farlo mangiare, visto che i genitori erano impegnati in un trasloco.
I tre erano stati rinviati a giudizio su richiesta dell'allora sostituto procuratore Silvia Santoro, sulla scorta delle indagini effettuate che avrebbero assegnato delle precise responsabilità a carico dei familiari: una tragedia, insomma, che secondo la procura si poteva evitare solo se ci fosse stata una maggiore attenzione sul piccolo. Un dramma nel vero senso della parola per quella famiglia che, oltre a perdere un figlio, si vede adesso riconoscere responsabile di quella morte. Ai tre imputati venne contestato il concorso in omicidio colposo «perché», come si legge nel capo di imputazione, «in concorso tra loro, quali persone familiari conviventi deputate al controllo e alla cura del piccolo Ferdinando, ne cagionavano per colpa la morte».
Stando alla ricostruzione fatta dagli investigatori e confermata dal magistrato, i familiari avrebbero «omesso di esercitare il dovuto controllo nei confronti del piccolo, non impedendo che questi si allontanasse dalla casa e raggiungesse il giardino avvicinandosi al cane di razza Corso, di proprietà del padre Manuel che lo teneva legato alla corda, così incrementandone l'aggressività e determinando in tal modo per negligenza la morte del piccolo che veniva aggredito dal cane con un violento e poderoso morso al cranio».
Un morso che secondo il medico legale provocò al bimbo uno «shock neurogeno-emorragico da ferita penetrante del cranio con lesione enecefalica e multiple lesioni dei tessuti molli del capo con cospicua perdita ematica».
Insomma una scena raccapricciante quella che si presentò davanti agli occhi atterriti del padre e della moglie. La coppia in quel momento era impegnata in casa in un trasloco con l'aiuto di un operaio. E dunque, mentre i due adulti stavano spostando alcuni mobili, il piccolo si sarebbe allontanato di alcuni metri, raggiungendo il giardino. Fu un attimo. Il piccolo si avvicinò troppo al cane di nome “Giulia”, che era legato, e l'aggressione avvenne all'istante. Un morso definito «poderoso» dall'accusa, che provocò nel piccolo delle lesioni terribili che lo portarono ben presto alla morte. Il padre cercò subito di soccorrerlo, lo caricò in macchina senza neppure attendere l'ambulanza, per correre in ospedale nel disperato tentativo di salvargli la vita. Ma tutto fu inutile.
L'unica assoluzione riguarda, come detto, Filomena Di Renzo, cui era stato solo momentaneamente affidato il bimbo che, dopo il pranzo venne restituito ai genitori, da qui l'esclusione da qualsiasi responsabilità per la madre della Vadini.
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