Bocchia: noi al liceo classico senza telefono e computer

Lettera del preside del da Vinci a due giorni dal corteo per ottenere una sede «I pacchi dei compiti in classe? Non c’è posto, dovremo sistemarli in bagno»
di GIULIANO BOCCHIA*
Gentile Direttore, volevo ringraziarla dell'attenzione che il suo giornale ha dedicato alla nostra scuola. Mi sento quindi chiamato in causa, e intervengo per spiegare chiaramente qual è la nostra posizione. Infatti finora, sul tema della succursale, non abbiamo rilasciato nessuna dichiarazione: siamo gente di scuola, poco abituata ai rapporti con la politica o i giornali, abbiamo preferito tacere; a volte però siamo stati fraintesi.
Volevo ringraziare anche gli amici del Classico, in primis la Dirigente. Donatella D'Amico, che prontamente hanno accettato di ospitarci e che ci hanno accolto con vero affetto. Qualcuno ha forse pensato che non vogliamo stare vicino a loro, ma non è così; la stima e l'affetto che ci legano nasce dal lavoro comune e dalla prospettiva educativa che condividiamo.
Un ringraziamento infine alle istituzioni, alla Provincia che ci ha sempre assicurato una sede adatta e al Comune che ci ha ascoltato e ricevuto anche in mezzo a situazioni impegnative. Il tempo però stringe. Quanto tempo ancora dovremo stare in via Venezia? Mi sorprende che tutti siano convinti che lì stiamo bene. Vogliamo allora spiegare la nostra situazione: noi non stiamo "al Classico" come si dice da più parti, ma siamo "ospiti" in una scuola che non possiamo pienamente abitare, con servizi e strutture (per noi) carenti, subordinati a regole ed abitudini di altri. Siamo gentilmente ospitati in una piccola porzione del liceo classico, con fastidi e problemi per tutte e due le scuole.
Ospitati vuol dire che abbiamo dieci stanze, una per ogni classe: non c'è un'aula professori (dove per esempio lasciare i materiali didattici, i compiti in classe, i cappotti e gli ombrelli, dove parlare, progettare, confrontarsi, preparare le lezioni) questo fa sì che non abbiamo neanche un posto dove incontrare i genitori: sapete quanto è importante accogliere un genitore, che magari parla di situazioni personali, dolorose. Noi lo facciamo in piedi, nel corridoio, dove sono anche gli altri insegnanti che non sanno dove stare, davanti ai bidelli e gli studenti che passano. Non abbiamo - non dico un locale di segreteria, dove ad esempio fare le fotocopie, raccogliere le autorizzazioni, le comunicazioni, i versamenti, ricevere gli estranei: non abbiamo un telefono, un fax. Non abbiamo un luogo per comunicare con la sede, anche mediante internet: il computer è abbandonato in corridoio vicino alla fotocopiatrice, ai professori, ai genitori, agli estranei. In effetti abbiamo un corridoio piuttosto animato. Figuratevi poi se parliamo di Psicologo, di centro d'ascolto, di alternanza scuola lavoro, di materia alternativa alla religione cattolica: tutti progetti avviati per cui non c'è spazio. Certo abbiamo i bagni, quello per i maschi e quello per le femmine, poi abbiamo un bagnetto per insegnanti e bidelli, in cui teniamo anche i materiali di pulizia, i computer, i libri, il proiettore, le casse, il materiale didattico e tante altre cose, perché è l'unico locale con la chiave. Probabilmente dovremo mettere nel bagno anche i pacchi dei compiti in classe, perché non abbiamo altro posto; non è una sciocchezza, ogni mese ci sono almeno mille compiti in classe e si tratta di documenti ufficiali. Va bene, sopportiamo tutti questi disagi, ma siamo al classico! Abbiamo le aule. Le 10 stanze del corridoio (quelle che la Provincia ha destinato a noi come aule) non sono tutte adeguate e infatti prima non erano utilizzate come classi: 4 sono più piccole di 25 mq (più o meno una stanza matrimoniale), quattro hanno una sola finestra, una è decisamente buia. Nel nostro Liceo, le terze sono gestite a "classi aperte", e in tutte le classi molte attività sono laboratoriali: come facciamo a farle se non riusciamo neanche a spostare i banchi per un lavoro di gruppo? Nelle ore di inglese ci dividiamo in tre livelli, ma non abbiamo la terza aula. Lavoriamo con i robot e con i droni… scusate, lavoravamo. Ora non più. Abbiamo 12 Lim, una biblioteca, un laboratorio di informatica, uno di fisica e uno di scienze, ma non c'è spazio e sono chiusi negli scatoloni del trasloco; abbiamo 60 tablet da usare nelle classi, ma non abbiamo collegamento internet; per accendere in classe un computer e il proiettore dovremmo usare prolunghe e ciabatte (che non sono proprio a norma di sicurezza); abbiamo vinto un finanziamento europeo (Pon) per adeguare il sistema, ma non sappiamo dove fare questi lavori e perderemo i soldi. Allora niente registro elettronico e lezioni multimediali. Questi 250 ragazzi, solo l'anno scorso, hanno vinto sette premi nazionali per prodotti video e informatici: oggi non possono usare neanche un computer per prendere le presenze.
*preside del liceo da Vinci

