Bollette da 3mila euro per l’acqua Ora è protesta alle case popolari

Quattro sindacati degli inquilini denunciano: «Richieste somme risalenti al 2007, una vessazione» In arrivo migliaia di solleciti di pagamento, appello alla Regione: «Bisogna trovare una soluzione»
PESCARA. Devono pagare bollette dell’acqua «che non hanno mai visto e ricevuto e che contengono, secondo quanto dichiarato dalla stessa Ater, “consumi incerti, non identificabili, errati nei conteggi, in svariate ipotesi già corrisposti, imputati erroneamente all’Ater e non ai condomini legittimamente costituiti”, per complessivi 590mila euro».
A denunciare una «incredibile e contorta vicenda» sono 4 sindacati degli inquilini delle case popolari che parlando di «doppia fatturazione» andata avanti per 12 anni. E i residenti sono in allarme dopo aver ricevuto i solleciti di pagamento: «Hanno ricevuto un assurdo e sgradito “regalo”: la seconda rata di un consumo di acqua per 590mila euro riferito a vecchissime bollette, emesse dall’Aca e mai inviate agli inquilini nel corso di un periodo lungo 12 anni, precisamente dal 1° gennaio del 2007 al 31 dicembre del 2018».
Giuseppe Oleandro, segretario Abruzzo Molise del Sunia-Cgil, Alberto Corraro, segretario Abruzzo-Molise del Sicet-Cisl, Antonio Mazza, presidente dell’Uniat-Uil Abruzzo, e Walter Rapattoni, coordinatore Unione Inquilini Abruzzo,parlano di «comportamento ingiusto e vessatorio» messo in atto da Ater e Aca: adesso, ai residenti sono arrivate bollette anche da tremila euro.
L’origine del caso riporta a 18 anni fa quando Ater e Aca decisero di trasformare le regole di gestione del servizio idrico: «Il 19 giugno 2006, l’Ater, tramite raccomandata, comunicava all’Aca la decisione di recedere dai contratti in essere per la somministrazione di acqua negli immobili di proprietà e», dicono i sindacati, «contestualmente invitava la stessa Aca a sottoscrivere i nuovi contratti direttamente con i singoli inquilini degli alloggi. L’Aca aderendo alla richiesta dell’Ater procedeva dal 2006 alla sottoscrizione dei nuovi contratti di fornitura direttamente con i singoli inquilini, con l’installazione di contatori parziali riferiti ai singoli alloggi, dismettendo i vecchi contratti intestati all’Ater e aventi a oggetto il contatore generale dei fabbricati». Ma, per i sindacati, un errore commesso all’epoca provoca le bollette pazze di oggi: «Il progetto dei due enti di rivoluzionare il processo di rilevazione dei consumi per renderlo finalmente equo e giusto verso gli inquilini è però naufragato nell’attimo in cui l’Aca, nonostante la dismissione dei vecchi contratti intestati all’Ater e l’attivazione dei nuovi contratti con i singoli inquilini, ha continuato a inviare bollette per l’addebito dei consumi idrici all’Ater, per il periodo di consumo dal 2007 al 2018». Secondo i sindacati, «è in questo modo emerso un evidente e mostruoso paradosso: il vecchio modello di gestione, dapprima fondato sulla rilevazione dei consumi attraverso il contatore generale e poi superato nel 2006, è infatti incomprensibilmente riapparso sulla scena, sovrapponendosi al nuovo modello di gestione basato unicamente sulla rilevazione dei consumi per mezzo di singoli contatori».
Per Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini, «una quota consistente di questa spropositata somma è da imputare alle conseguenze degli innumerevoli e impuniti allacci abusivi, un fenomeno che scaturisce dall’annosa e irrisolta emergenza abitativa».
Nei giorni scorsi, gli inquilini hanno ricevuto i solleciti dell’Ater a pagare la seconda di quattro rate annuali «pur non essendo in possesso delle fatture emesse dall’Aca e pur non potendo verificare se i consumi fatturati siano reali o presunti; se l’Aca abbia rispettato o no la regolarità di fatturazione annuale o se abbia emesso fatture di conguaglio riferite a più anni, tali da incorrere nella prescrizione, secondo le norme vigenti». I sindacati chiedono alla Regione «di convocare urgentemente le rappresentanze sindacali degli inquilini, per discutere della problematica e dei rimedi da trovare per riportare serenità tra le famiglie assegnatarie». (p.l.)

