Bollette, pensioni, tasse 110% e Rdc: cosa cambierà

29 Ottobre 2022

Niente riforme strutturali, si va verso proroghe agli aiuti per famiglie e aziende 

PESCARA. Pensioni, caro bollette, Superbonus, Reddito di cittadinanza e tasse: cosa cambierà.
La strada del nuovo governo è già delineata e si definisce sempre di più, ogni giorno che passa da quelli che ci separano dalla prima Manovra firmata dal centrodestra. E, fatte salve alcune fughe in avanti, che hanno solo l’obiettivo di distrarre l’opinione pubblica dai temi più contingenti (vedi il dibattito fuori luogo sul tetto massimo del contante a 10mila euro), l’attenzione viene puntata su una lista di cinque priorità assolute.
Pensioni, proroga
delle misure con l’aggiunta di Quota 102 flessibile.
Nessuna riforma strutturale. Anche perché non c’è più il tempo di vararla entro il 2022. La premier Giorgia Meloni quindi si riposiziona e dice che per ora sulle pensioni il governo non andrà oltre la proroga delle misure alternative alla legge Fornero in scadenza a fine anno. Parliamo di Opzione donna (lavoratrici con 35 anni di contributi e 58 anni d’età, 59 se autonome), dell’Ape sociale (consente a categorie di lavoratori svantaggiati il pensionamento a 63 anni d’età e 36 o 30 anni di contributi, a seconda dei casi) e di Quota 102 (in pensione con 64 anni d’età e 38 di contributi) con l’aggiunta però del fattore flessibilità di età (da 61 a 66 anni) e contributi (da 41 a 36 anni) purché la somma faccia 102.
Ma in questo caso la proposta che appare come una novità dovrà essere compatibile con il bilancio dello Stato.
Caro bollette: via alle
estrazioni di gas in Italia
E Spinta alle rinnovabili
«Interverrò sulle bollette. Sostegno imponente per famiglie e imprese perché l’emergenza è immediata». Questa è la promessa della premier. Ma da oggi occorre passare ai fatti.
Per combattere il caro bollette il governo annuncia la «ripresa dell’estrazione del gas nazionale» che riguarda direttamente l’Abruzzo. Sono 17 infatti le piattaforme estrattive nel tratto di mare Adriatico davanti alla nostra costa. Ma si tratta comunque di contromisure a medio se non a lungo termine, per le quali il nuovo esecutivo può sfruttare il piano trivelle (il cosiddetto Pitesai) messo a punto dall’ex ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che incrementerebbe la produzione di gas di 6 miliardi di metri cubi. Allo stesso tempo però si corre il rischio di uno stop da parte del Tar a cui sono ricorsi 24 Comuni italiani, cinque dei quali abruzzesi, chiedendo l’annullamento del Piano Cingolani. A medio e lungo termine c’è anche lo sviluppo delle fonti rinnovabili, dal solare, al geotermico, all’eolico, pure annunciato da Meloni. Ma ci vorranno anni.
La tassa sugli extraprofitti a carico del settore energetico verrà «riscritta», dice anche la premier. La tassa, varata dal governo Draghi, con un’aliquota del 10% poi aumentata al 25%, ha garantito finora solo un paio di miliardi rispetto ai 10 preventivati. Verrà riscritta per garantire un maggior gettito che, afferma Meloni, insieme con le maggiori entrate del previsto garantite dall’inflazione, finanzierà i provvedimenti d’emergenza per sostenere le imprese e le famiglie contro il caro-bollette.
Ma anche in questo caso i tempi saranno lunghi. Non resta quindi che una sola via: prorogare ed emendare le misure decise dal governo Draghi collegandosi al decreto Aiuti ter, con il sì ai bonus sociali per le famiglie, ma automatici e slegati dall’Isee.
Superbonus: resterà
ma CON un altro meccanismo.
Al mondo dell’edilizia che chiede certezze sul Superbonus 110% e su tutti gli altri bonus edilizi, grazie ai quali il settore delle costruzioni è riuscito a ripartire dopo anni di crisi profonda, il governo ha già risposto che la misura, ideata dal Movimento Cinque Stelle, rimarrà in vigore, ma sarà rimodulata e resa più semplice nel meccanismo della cessione del credito.
In sintesi scenderà l’aliquota del 110% che potrebbe arrivare all’80%. Ma il quadro non è per nulla chiaro visto che la premier Meloni ha anche affermato di voler «archiviare la logica del Superbonus».
La probabile via d’uscita potrebbe quindi essere l’addio al meccanismo della cessione del credito, ricollocando il 110% nel recinto dei bonus legati all’edilizia il cui meccanismo si basa sullo sconto fiscale spalmato nell’arco di più anni. In altre parole: nulla di nuovo sul fronte occidentale.
Rdc: stop al sussidio
per chi può lavorare
Ma più formazione
Il Reddito di cittadinanza verrà tolto a coloro che possono lavorare. Resterà, invece, per gli altri. Nel 2022 il sussidio ai poveri è andato a 1,6 milioni di famiglie (3,6 milioni di individui). Oltre 60mila i percettori abruzzesi, pari a più di 23mila famiglie. Ogni famiglia ha ricevuto in media 551 euro al mese.
Per quest’anno la spesa totale sarà di 8 miliardi. Ma fino a giugno i beneficiari del Reddito tenuti alla sottoscrizione del patto per il lavoro erano solo 660mila e quelli già occupati appena 173mila, con un reddito così basso da far loro ottenere ancora il sussidio.
Quindi non basta tagliare il Reddito di cittadinanza senza potenziare contestualmente la formazione per l’accesso al lavoro ed i servizi di collocamento che finora non hanno funzionato. È la vera sfida.
Pressione fiscale:
i tagli annunciati
Nella manovra entreranno: un primo taglio del cuneo fiscale (l’obiettivo è ridurlo gradualmente di 5 punti, due terzi a favore dei lavoratori e un terzo delle imprese); la flat tax del 15% per le partite Iva fino a 100mila euro e quella incrementale sui redditi in più dichiarati rispetto agli ultimi 3 anni. E, con un decreto legge che accompagnerà la manovra di Bilancio per il 2023, arriveranno nuovi provvedimenti di sanatoria sulle cartelle fiscali. Vale a dire una terza operazione di saldo e stralcio per cancellare i piccoli debiti (mille o duemila euro) forse fino al 2015 e una «rottamazione» quater per pagare i debiti maggiori con sanzioni e interessi minimi (5%) e con una rateizzazione almeno quinquennale. Si aspettano novità vere.
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