Bombe, è caccia ai complici La sospettata resta libera

11 Settembre 2020

La procura ipotizza tre reati. La difesa di Lo Russo: «Non c’è alcuna prova»

PESCARA. Diventano di primaria importanza per le indagini sui falsi pacchi bomba posizionati mercoledì scorso in cinque punti strategici della città, le riprese filmate delle telecamere che coprono le zone interessate. Non soltanto perché hanno ripreso quella donna vestita con una lunga gonna nera e con il viso coperto da grossi occhiali e da una mascherina chirurgica, ma anche e soprattutto perché quella stessa donna avrebbe potuto aver fatto dei sopralluoghi nei giorni precedenti.
Gli uomini del dirigente della mobile Dante Cosentino stanno infatti acquisendo tutti i video possibili, tornando indietro di alcuni giorni nella speranza di individuare qualche elemento che possa corroborare le prime ipotesi investigative che hanno messo al centro di questa vicenda, legata alle minacce rivolte al sostituto procuratore Rosangela Di Stefano, insultata in tutti e cinque i volantini attaccati ai cinque pacchi bomba, una donna.
IL PROCESSO Stando alle prime relazioni inviate dalla mobile alle due procure che stanno indagando, la sospettata, che sembra sia già stata iscritta nel registro degli indagati, risulta essere Daniela Lo Russo, imputata in un delicato processo la cui udienza si è tenuta proprio nel pomeriggio dello stesso giorno dell'allarme bomba, e dove la pubblica accusa è rappresentata proprio dal pm Di Stefano. La Lo Russo è sotto processo per il tentato omicidio del suo secondo marito al quale, insieme al figlio Michele Gruosso (anche lui imputato), avrebbe somministrato massicce dosi di Coumadin, un potente farmaco anticoagulante.
L'abitazione della donna e il suo ufficio sono stati già oggetto di perquisizione da parte della polizia che, nella sua informativa, ipotizza la violazione dei reati di minacce aggravate, interruzione di pubblico servizio e procurato allarme.
CAMPOBASSO Reati che dovranno ora essere vagliati dal sostituto Salvatore Campochiaro che conduce le indagini che, come accennato, vanno avanti su di un doppio binario. A indagare, infatti, c'è anche la procura di Campobasso, competente per i reati commessi da un magistrato o, come nel caso di specie, in cui il magistrato è vittima. Ecco il perché delle doppie relazioni che la questura, di volta in volta, trasmette contemporaneamente alle due procure. La sospettata, che il giorno della scoperta dei pacchi bomba, subito dopo la perquisizione si è fatta ricoverare in ospedale, disertando pertanto l'udienza in tribunale, ieri mattina ha firmato le dimissioni e ha lasciato la struttura sanitaria.
Si diceva dell'importanza delle telecamere poste nelle zone dove sono stati posizionati i pacchi: il tribunale, la caserma dei carabinieri di via Savonarola, la sede della Asl di via Rieti, la Camera di commercio e il portone dell'abitazione del magistrato che attualmente gode di una protezione particolare, anche se non di una vera e propria scorta (ieri si è tenuta una riunione in prefettura con il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini proprio per discutere di questa vicenda).
MAGISTRATO PROTETTO Per tutta la notte, una macchina con due agenti è stata ferma sotto la sua abitazione, mentre auto di polizia e carabinieri hanno sorvegliato di continuo la zona. Intanto, gli esperti continuano a studiare i video in cui viene ripresa quella donna che deposita i pacchi. Si esamina ogni particolare: dal tipo di occhiali, alle scarpe, dalla postura, al modo di camminare. E questo perché al momento non si può neppure escludere che la principale sospettata sia stata aiutata da qualcuno in quel suo tour mattutino.
Sotto l'abitazione del magistrato è stata ripresa alle 6,30 del mattino di mercoledì scorso, in tribunale alle 7 e quindi non è da escludere che possa esserci una complice, sempre vestita allo stesso modo, che abbia agito sugli altri obiettivi, visto che il posizionamento dei pacchi sarebbe avvenuto in un arco ristretto di tempo e in punti diversi della città. Ma l'attenzione degli investigatori è ora maggiormente incentrata sui filmati per verificare se la sospettata, sicuramente conosciuta dalle forze dell'ordine, nei giorni precedenti abbia effettuato dei sopralluoghi nelle vicinanze degli obiettivi scelti. Circostanza che, allo stato dei fatti e con questa ipotesi investigativa in corso, costituirebbe un elemento davvero importante per gli inquirenti.
LA DIFESA Il suo legale, l'avvocato Gianluca Travaglini, afferma che al momento la sua cliente non ha ricevuto alcun documento o notifica di atti e non è stata ascoltata da nessuno: a eccezione della perquisizione eseguita dalla polizia alla ricerca di armi o esplosivi, non c'è nulla che la metta in relazione alla vicenda dei pacchi bomba.
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